L’ipnotico postmoderno degli Strokes in The New Abnormal

Strokes The new abnormal

Iniziamo da lontano…“I just wanted to be one of the Strokes” è la prima linea di testo che apre il meraviglioso Tranquility Base Hotel and Casino (Arctic Monkeys, 2018) e, forse, non servirebbe aggiungere altro per raccontare quanto peso abbia avuto la band newyorkese sulla scena musicale degli ultimi 20 anni. Quando un personaggio vulcanico come Alex Turner rivendica la sua paternità musicale, non si può che ricollegare a tutta la rete dell’indie rock, genere capace di imporsi in questo inizio secolo non solo come prodotto composto da adolescenti anticonformisti per un pubblico di alternativi. Ma come la naturale evoluzione della musica d’autore in lingua inglese, che arriva al suo apice con The New Abnormal, il nuovo album in studio degli Strokes.

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Steven Wilson. Le mille facce del genio incompreso della musica

“The most successful British musician most people have never heard of”. Questo il sottotitolo che accompagna la nuova produzione studio (The Future Bites, in uscita a gennaio 2021) del più eclettico e poliedrico autore britannico dell’ultimo decennio. L’ironia della stessa campagna marketing, benché tagliente e dal sapore spiccatamente british, pone l’attenzione su questo dilemma, ormai croce e delizia del cinquantatreenne e dei suoi fan più devoti. Com’è possibile che le mille facce del genio Steven Wilson non siano conosciute ai più?

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