Taxi driver e l’inferno esistenzialista di New york

taxi driver

Pietra miliare della New Hollywood, Taxi Driver (1976), per mano del regista Martin Scorsese e dello sceneggiatore Paul Schrader, rappresenta una duplice opera d’arte. La cura stilistica e la sottigliezza narrativa sono gli elementi con cui è possibile detemporalizzare un lavoro di quarantacinque anni fa. Lezione di cinema e di letteratura, di vita individuale e di storia sociale, questo prismatico capolavoro offre anche uno sguardo sull’America post Vietnam.

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Nolan sulle tracce del palindromo: Avan-retrospettiva a partire da Following

Nolan Following

Il primo lungometraggio di Christopher Nolan è Following (1998), un intricato neo-noir di 70 minuti che compensa la breve durata con una struttura narrativa originale e un’analisi socio-psicologica di notevole interesse. Basta infatti conoscere un minimo la filmografia del regista per capire come queste siano sue proprie costanti.

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Il cyberpunk di Blade Runner: tra il postmoderno e la rivoluzione affettiva

Storicamente la fantascienza è figlia del tempo presente, pur con uno sguardo al futuro e una ricerca al passato. Scott e Villeneuve hanno battezzato le loro creature sotto la sacralità delle esistenze individuali e sociali dei loro tempi.

Trentacinque anni sono passati dal primo episodio. Dati i risultati di un sequel che ci si aspettava, ma di cui non si aveva bisogno (il capolavoro di Scott era infatti già concluso in sé), pare quasi che una forza estetico-metafisica abbia impresso le necessità di un secondo capitolo. Sono infatti i due elementi filosofici di questa spinta (l’estetica e la metafisica, tra gli altri) a dettare l’analisi di ciascun film da un lato, e a colmare dall’altro la riflessione interna allo spazio tra le opere.

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