Che cos’è la caccia alle streghe?

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Leggiamo Caccia alle streghe, guerra alle donne. Un fenomeno storico brutale che perdura nel presente

Pauldavid Ligorio

Quello che normalmente riporta alla mente l’espressione caccia alle streghe è un contesto medievale, nel quale alcune donne venivano messe al rogo in nome di false credenze, superstizioni e dicerie, in un clima generale di ignoranza. L’immaginario ci ha abituati alla rappresentazione di orrende creature, con buffi cappelli e scope volanti, che diventano spesso oggetto di interesse turistico e commerciale.

La filosofa Silvia Federici ci dimostra che non c’è niente di più falso e costruisce la sua intera carriera di ricercatrice su una tesi dirompente: la caccia alle streghe non è un fenomeno storico tra i tanti, ma il tentativo sistematico, organizzato e razionale di controllo, assoggettamento e distruzione della donna, allo scopo di favorire il consolidamento di un sistema economico capitalistico. Caccia alle streghe, guerra alle donne (Nero, 2020) è una raccolta di articoli e contributi inediti di Silvia Federici importante per due motivi: da una parte, per volontà stessa dell’autrice, si tratta di una versione più accessibile e sintetica di Calibano e la strega (Mimesis, 2004), e anche di una disamina ulteriore sul fenomeno della caccia alle streghe nella nostra epoca, in particolare in Africa.

caccia streghe



Tecnica del terrore

Nel 1487, in pieno umanesimo, veniva dato alle stampe Malleus maleficarum, un testo di demonologia redatto dai frati domenicani Kramer e Sprenger, con l’obiettivo di fornire un profilo di streghe e complici del maligno, al fine di individuarli e distruggerli. Non è il solo testo propagandistico costruito a tavolino per giustificare e perpetuare il lavoro dell’Inquisizione, oltre che dei tribunali laici, nella lotta contro la stregoneria. Parlando di numeri: si stima che tra il XV e XVIII secolo (e quindi in epoca post-medievale) le persone condannate e uccise con l’accusa di stregoneria siano state decine di migliaia, in maggioranza donne. Secondo Federici il fenomeno è strettamente legato a un cambio di paradigma socio-economico avvenuto in Inghilterra, e successivamente nel resto dell’Europa e nell’America del Nord: l’abbandono del sistema feudale, la requisizione delle terre comuni e l’imposizione capillare delle dinamiche capitaliste.

Moltissime persone, non potendo più accedere a terreni e risorse di tutti e senza possibilità di guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro salariato, furono costrette al vagabondaggio, all’elemosina o alla criminalità. In particolare, “le donne furono le maggiori vittime in quanto furono le più immiserite da tali cambiamenti- soprattutto le donne più anziane, che spesso si ribellavano al declassamento e all’esclusione sociale” (Federici, 2020). Molte furono le donne che dovettero lasciare la propria terra, nella quale vivevano di sussistenza, dopo l’istituzione delle enclosures (recinzione dei terreni comuni) nell’Inghilterra del XIII e XIV secolo, cioè quella “accumulazione originaria” che sancì la nascita del capitalismo. Le donne descritte come streghe erano costrette alla povertà e alla fame, vivevano con la poca elemosina che riuscivano a ricevere e non di rado riuscivano ad organizzarsi per danneggiare o reclamare con la forza dei beni che erano loro negati. Le istituzioni, grazie anche alle suddette voci e dicerie su malvagie megere che intrattenevano rapporti con il diavolo, di fatto inventarono la soluzione per estirpare il problema alla radice. La caccia alle streghe è, prima di tutto, una “guerra di controinsurrezione” nei confronti di coloro che non rientravano nella riforma sociale istituita dalla “transizione al capitalismo”.

Secondo Federici l’obiettivo delle istituzioni capitaliste fu il completo sovvertimento del modello sociale medievale, con il fine di avere a disposizione una più efficiente forza-lavoro a basso costo (uomini) e una forza-riproduttiva gratuita (donna), attraverso l’invenzione della famiglia nucleare per come siamo abituati a pensarla ancora oggi. Questo processo di “razionalizzazione del mondo naturale” non poteva più contemplare una certa figura tradizionale delle donne: in intimo rapporto con la funzione riproduttiva, sessualmente libere, praticanti l’arte medica (curatrici, erboriste), ma anche detentrici della memorie popolari e di saperi tradizionali. Spesso, le donne in possesso di queste conoscenze erano accusate di avvelenare gli animali da pascolo o di lanciare maledizioni di sfortuna nei confronti dei proprietari terrieri, ma anche di essere delle prostitute capaci di derubare o estorcere soldi agli uomini. Dicerie che alimentavano un sempre più profondo sentire misogino. La caccia alle streghe assume anche la forma di una risemantizzazione della figura della donna e di un nuovo apparato di tecniche di tortura e umiliazione.

Ampio spazio è infatti dedicato da Federici al termine gossip. Questa parola subì un cambio di significato drastico nel corso dei decenni, passando dall’originale definizione di “amica intima” a quella di “pettegolezzo”. In taluni casi le donne accusate di stregoneria erano definite bisbetiche, di mala lingua, intente a confabulare e complottare contro gli uomini; alcuni credevano che ci fosse una “cospirazione femminile”, ma la verità è che prima della drastica svolta capitalista “le donne non dipendevano dagli uomini per la loro sopravvivenza”. Ridurre le donne al silenzio per alcuni diventò una priorità, tanto che vennero escogitati terribili strumenti di tortura. Uno di questi, la mordicchia (gossip bridle), era un casco di metallo dotato di un pezzo di briglia che “veniva inserita nella bocca e premuta sopra la lingua, spesso incrostato con pungoli che provocavano dolore se la donna muoveva la lingua, rendendo impossibile parlare”, e siamo nel 1567. Per evitare di essere torturate e uccise molte donne erano disposte a denunciare altre donne, e il clima di paura le costringeva ad accettare passivamente le crude norme dei mariti/padri/padroni. 

La guerra continua

Come si diceva, Silvia Federici ha dedicato la sua vita di ricercatrice a ricostruire fin nei minimi dettagli le dinamiche di questa storia, rimasta sepolta negli archivi comunali europei per secoli.  Le suddette dinamiche brevemente descritte, fanno certamente riferimento a un contesto storico preciso, eppure il loro presentarsi a più riprese e in maniera diffusa nella storia della modernità, hanno portato Federici ad individuare un pattern più ampio. Seppur si tratti di una storia completamente ignorata da Marx, il binomio capitalismo-violenza sembra presentarsi con le stesse dinamiche in più occasioni: le enclosures inglesi, la conquista delle Americhe e le riforme economiche in Africa negli anni ‘80-’90. Come anche già specificato in Calibano e la strega “il capitalismo deve privare la forza-lavoro dei suoi mezzi di riproduzione per poter imporre il proprio comando e questo è necessariamente un processo che richiede un enorme dispiegamento di violenza”.

Durante gli anni che Federici trascorse in Nigeria, si rese conto come le politiche d’intervento internazionale per riformare le economie locali produssero fenomeni simili alla caccia alle streghe storica. Altri numeri: “tra il 1991 e il 2001 almeno ventitremila streghe sono state uccise in Africa – una cifra ritenuta peraltro sottostimata”. La nascita di nuove forme di accumulazione, l’aumento della povertà e la costruzione di nuove strutture sociali, hanno gettato intere comunità nella disperazione, a tal punto che “molti hanno iniziato a credere di essere vittime di cospirazioni diaboliche realizzate con poteri soprannaturali”. Il risultato è la ricerca di un nuovo capro espiatorio, di nuove forme e sistemi di distruzione della donna. Per evitare di subire violenze, molte donne anziane decidono di esiliarsi volontariamente, come avviene nel nord del Ghana, dove più di tremila donne vivono in “campi per streghe”.

Si apre una prospettiva decisamente inquietante su un fenomeno che siamo abituati a pensare come poco più che una tragedia di passaggio, relegata nel passato di una civiltà alla quale guardiamo con amara tenerezza. Eppure, ogni giorno, la caccia alle streghe si presenta per ciò che è: un dispositivo impiegato da un sistema economico-culturale egemonico per combattere la guerra contro le donne, per potersi garantire la sua stessa sopravvivenza.

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