I maestri dell’inganno. Invito alla visione di Inception

A dieci anni dalla sua uscita, Inception rimane il film centrale dell’evoluzione stilistica e narrativa di Christopher Nolan. Un gridato manifesto del suo genuino gusto per trame complesse, ricche di intrecci, guidate da ferree regole interne, sia fisiche che temporali. Infatti, in Inception le leggi scelte sono quelle del sogno, un mondo conosciuto da tutti, ma contraddistinto da un’ambiguità evidente e popolato da maestri dell’inganno. L’immaginazione e la spettacolarizzazione megalomane di Nolan sono a briglia sciolta.

Sinossi

Dom Cobb è un ladro ingaggiato da ricchissimi imprenditori, professionista dell’infiltrazione nei sogni e nel subconscio col fine di estorcere segreti personali o aziendali. È latitante e pieno di nemici che vogliono la sua pelle, ma gli viene proposta una via di fuga e un modo per tornare a casa dai sui figli. Cobb in cambio dovrà compiere un lavoro ambizioso e considerato impossibile: l’innesto di un’idea nella mente di una vittima ignara.

La trama del film s’inserisce nel classico canone dell’heist movie: la prima consiste nel reclutamento di tutti gli elementi chiave per l’operazione: il falsario, l’architetto del sogno e l’alchimista, quest’ultimo fondamentale per la preparazione di sedativi pensati per l’esperienza del sogno condiviso. Nella seconda invece avviene l’adrenalinica attuazione del piano.

Lo spettatore è sempre guidato. Le proprietà del mondo del sogno sono esplicate nei più piccoli dettagli. Come il tempo del sogno e la sua struttura labirintica, il ruolo del subconscio e il sogno nel sogno stesso, elemento chiave del piano escogitato. Un vero e proprio stratagemma, attraverso il quale, sogno dopo sogno, ci si addentrerà sempre più in profondità. Fino a raggiungere un mondo limbico in cui la mente non riesce più a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.

Paradossi a matrioska

Questo film è un labirinto in cui Cobb stesso non ha più nessuna certezza, viene gettato tra sparatorie cittadine in cui le strade si ramificano e si restringono con un ordine ambiguo e i suoi stessi pensieri e rimorsi sembrano confondersi con il mondo che lo circonda. La geometria stessa viene contorta fino ad arrivare a figure non euclidee che sembrano letteralmente uscite da un’opera di Escher: la scena d’azione cardine culmina in un paradosso ottico, in cui il corridoio di un albergo ruota, cambiando con inerzia il centro di gravità, così come una scala in discesa, con un cambio di prospettiva, diventa in salita e inganna sia l’opponente che noi spettatori.

Nolan ci ricopre di questi guizzi di immaginazione e di regole imperturbabili e inviolabili che sono propri del sogno. Ma, allo stesso tempo, il continuo sfruttamento dei paradossi, i tempi dilatati e rallentati che dirigono i livelli di sogno (sogni nei sogni) sono espedienti perfetti per fare traballare le convinzioni e quindi instillare idee che vengono consolidate o disilluse; proprio come i protagonisti, i quali sono ladri senza scrupoli, maestri dell’inganno che cambiano in continuazione i piani d’azione.

Totem e trucchi

Per rimettere tutti con i piedi per terra esiste un semplice test di realtà: un totem, ovvero un effetto personale di cui solo il possessore conosce le qualità fisiche, il peso esatto, i difetti e le peculiarità. Ad esempio, un dado truccato: nello stato di veglia i lanci consecutivi segneranno sempre lo stesso numero, nel sogno apparirà un dado normale.

Il protagonista Cobb preferisce una trottola dall’estetica coerentemente ispirata ad una pseudosfera, un solido impossibile che, se fatta roteare in sogno, entra in uno stato – a sua volta impossibile – di moto perpetuo. È una trottola paradossale, giacché alla fine, completata la missione e guadagnata la possibilità di tornare a casa dai suoi figli, una volta lanciata, per Cobb non ha più alcun significato. E nemmeno per lo spettatore, perchè le illusioni e i trucchi sono tra le più grandi emozioni del cinema e Nolan è capace di innestarcele dritte nel cranio.