Prosegue l’avventura di “Anderground Festival” Nella Vecchia Fattoria

Siamo stati ad Anderground Festival pres Nella Vecchia Fattoria, e per quest’anno si concludono gli eventi dal vivo.

Pauldavid Ligorio

Nonostante un caldo decisamente anomalo, anche quest’anno ci prepariamo a salutare l’estate. Presto sapremo cosa ci attende nell’autunno più temuto di cui si abbia ricordo, a causa chiaramente dei dubbi e le paure che l’emergenza covid-19 stuzzica in noi ogni giorno. A parte ciò, ci sono state le isole felici in questi mesi, ed Anderground è una di queste. Per la capacità di attrarre e mettere in movimento le persone, inventare nuovi spazi e situazioni particolari, l’avventura del progetto Anderground continua a stupire Nella Vecchia Fattoria.

Cambio di mood

Dopo l’organizzazione del primo festival delle Valli di Lanzo il progetto Anderground, portato avanti dall’associazione 4eventi, si riconferma solido e con le intenzioni chiare: dare uno scossone alla stantia routine di una valle un po’ troppo abbandonata a sé stessa. Questa volta cambiano lo scenario e il mood. A Villa Copperi (Balangero, TO) il compito di rovesciare la città era stato affidato a quel vulcano di entusiasmo che è Lollino. Nel contesto del parco dell’agrigelateria La Porporata la situazione si fa più rilassata e intima, grazie alla partecipazione di artigiani della musica come The Spell of Ducks, Martina Giglio e Tja.

Ottica handmade

La volontà di creare un format accessibile a tutti è evidente fin dal titolo dell’evento, sapientemente battezzato in modo ironico e accattivante Nella Vecchia Fattoria. Infatti, la location prescelta è una storica cascina di Ceretta (TO), appunto La Porporata, specializzata nella produzione di gelato artigianale. In generale, l’idea dell’artigianato sembra essere al centro di tutti i contenuti che Anderground ha proposto. Ritroviamo così Treebale, che ha collaborato nella realizzazione di un particolare gelato alla birra, la mostra di Street Art (ne abbiamo parlato qui) e gli Atlas Circus.

Tutte queste realtà, oltre che essere totalmente marginali e poco conosciute, si sostengono unicamente attraverso il loro lavoro. Il web è sicuramente una grande risorsa per farsi conoscere, ma talvolta non basta. Si ha la necessità di relazionarsi concretamente con il proprio pubblico. In quest’ottica Anderground non sembra essere solamente un grande contenitore. La duttile creatività degli organizzatori è ben spesa nella capacità di intercettare e trasformare spazi che possano fungere a questo scopo.

Un palco rasoterra

Tra luci soffuse, fieno e un piccolo ed elegante palco, il pubblico ha potuto godere di una calda e rilassante atmosfera. La serata si è distinta per una line-up ibrida, nella quale hanno certamente spiccato The Spell of Ducks e Atlas Circus. I primi hanno presentato i lavori contenuti nel loro ultimo disco Ci vediamo a casa (qui la nostra recensione) e hanno saputo coinvolgere il pubblico a colpi di folk all’italiana. Atlas Circus, una delle realtà più attive nelle valli, ha scaldato la situazione con un nuovo spettacolo di giocoleria con il fuoco e un brillante cabaret.

Ma non solo realtà abbastanza affermate, anche artisti emergenti hanno avuto modo di esibirsi. L’avvolgente voce di Martina Giglio e il coraggio di Tja hanno realmente colpito. Quest’ultimo si è letteralmente gettato nella mischia armato soltanto della sua voce e della sua chitarra.”Mi sono sentito a mio agio, è stata un’esperienza molto diretta” racconta, e aggiunge che vorrebbe ampliare la sua proposta donando alla sua musica un vestimento elettronico.

Una realtà che cambia

In conclusione, per sostenere un progetto ambizioso come Anderground è necessario uno sforzo collettivo; unire le forze è l’unica soluzione. Per questo, con lungimiranza, importanti aziende come DCshoes e Fox hanno deciso di presenziare all’iniziativa, per dimostrare che non si tratta più solamente di festicciole tra amici. Si assiste così allo schiudersi di una realtà nuova. Che deve affrontare non solo problemi globali per sopravvivere, ma soprattutto un territorio istituzionale ostile, che in qualche modo sta lentamente mettendo da parte la completa indifferenza.

In copertina: un’illustazione di @pie_dino

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