L’astratto parco divertimenti dei Battles

Un ascolto approfondito della discografia dei Battles. Loop elettronici, digressioni informatiche e l’eccesso d’informazione.

Pauldavid Ligorio

Questo articolo cercherà di dare una prospettiva che riesca a mettere insieme alcuni elementi d’interpretazione dell’astratto parco divertimenti sonoro dei Battles. Attivi da una quindicina d’anni, hanno pubblicato quattro dischi e girato tutto il mondo. Eppure anche le riviste specializzate non riescono a collocare la band in nessun canone, nessuna etichetta, nessuna definizione.

La carriera dei Battles

Il progetto Battles inizia con la pubblicazione di una serie di Ep che ora si trovano raccolti in EP C/B EP (Warp Records, 2006) e il gruppo era allora formato da John Stanier, batterie (ex membro dei Tomahawk e Helmet), Ian Williams, chitarre/tastiere (ex membro dei Don Caballero e Storm & Stress), David Konopka, chitarrista/graphic designer e Tyondai Braxton. Quest’ultimi due abbandonarono il progetto negli anni a seguire. Attorno alle figure di Stainer e Williams negli anni ruotarono moltissimi artisti che ritroviamo nei loro album come collaboratori.

Il primo disco Mirrored (Warp Records, 2007) è una bomba a orologeria che spiana la strada per Gloss Drop (Warp Records, 2011) e La Di Da Di (Warp Records, 2015). Da band poco più che marginale nel panorama musicale Indie/Hypster con l’attesa pubblicazione di Juice B Crypts (Warp Records, 2019) arriva la consacrazione a livello globale di pionieri della musica del futuro prossimo. 

Un rollercoaster di loops

Provare a descrivere la loro musica è un’impresa ardua. L’impatto con Africastle, la prima traccia di Gloss Drop è decisamente traumatico: batteria massacrante, piccoli e costanti arpeggi di chitarra elettrica e layers di bassi costituiscono l’ossatura di base. Tutto ciò che va ad aggiungersi è un concrescere di vertiginosi loop. Il concetto di loop è la colonna portante della loro intera produzione. In musica per loop s’intende un intervallo sonoro ripetuto per un periodo di tempo finito o, teoricamente, infinito. Per loop s’intende dunque la ripetizione, cioè una delle caratteristiche fondamentali della musica elettronica. Come si passa da un loop alla produzione di una traccia? Sembra proprio che il processo creativo dei Battles sia strettamente legato al caso, o meglio alla serendipità: 

[…] You always learn from mistakes so you have to remain open to when those random things occur. For a year, I would go to our band practice space and Dave would work at home and every single day I would make myself make sounds and create different rhythms of loops. A lot of days nothing great happens, but the thing is, every fourth day at least, something cool happens and it’s like, “Oh, there’s a song.” It’s that old artist thing—not as much about inspiration […].  

Vice

Loop infinito – Excursus informatico

In informatica il loop è considerato un errore di programmazione che causa l’interruzione di un algoritmo, dove quest’ultimo è un procedimento finito che deve necessariamente portare a un risultato. Si parla quindi di loop infinito, poiché la stessa informazione viene reiterata e l’obbiettivo non raggiunto. L’errore, lo sbaglio, il non desiderabile sono spesso associati, nella quotidianità, al brutto, al disgustoso. In maniera ironica, la musica dei Battles trasmette la stessa sensazione che si prova su un ottovolante dopo aver bevuto troppi milkshake alla fragola. Divertente!

Molti dei loro suoni ricordano un’atmosfera circense, da parco divertimenti. Rif di chitarra spogli, asciutti, simili a campanelli o carillon trasmettono una vomitevole idea di divertimento: Rolls Bayce, Inchworm e Ice Cream (Featuring Matias Aguayo) in particolare. Gloss Drop è un disco ironico e scherzoso, che gioca a trasformare i vermi in bruchi, la merda in gelato, generando un vortice di goloso disgusto.

Escrescenze sonore

Ma è questo è solo l’inizio del delirio artistico dei Battles. Se in Gloss Drop i patterns restituiscono tutto sommato una sensazione di linearità e coerenza con La Di Da Di ogni traccia è un concrescere di escrescenze sonore, come un’infinita proliferazione batterica; ne sono un chiaro esempio The Yabba e Dot Com.

I Battles giocano dunque con l’idea che la musica concresca su sé stessa, che essa renda difficile trovare un’economia spaziale coerente a causa dell’eccesso di oggetti sonori a disposizione, i quali determinano, più che una composizione consapevole, una continua scoperta casuale della propria stessa musica.

Dalla musica al design

David Konopka, il graphic designer che ha curato la realizzazione delle copertine dei loro album fin da Mirrored, ha provato a rendere l’idea a livello visivo: nature morte in cui del cibo si accumula su sé stesso fino a trovare un ordine e risultare piacevole.  

astratto parco divertimenti Battles

Con il loro ultimo lavoro Juice B Crypts (Warp, 2019) il discorso sull’escrescenza sonora si radicalizza e dall’eccesso di suoni si arriva all’eccesso d’informazioni. Il suono, così come ogni oggetto fisico e virtuale non è altro che un fascio d’informazione che interagisce con il cervello. Il tentativo è trovare un ordine a un mondo esteriore e interiore di profonda incertezza e caos, dove l’informazione è assimilabile a un’enorme discarica di dati. La riflessione dei Battles sembra appropriarsi di sensazioni diverse, ritrovando talvolta nell’intimità il senso dell’universo, For Green Park è una matassa di nostalgia e gioia. Un disco che avrà ancora da dire nei mesi a venire.

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