Lorenzo Senni e il voyeurismo musicale in “Persona”

La carriera di Lorenzo Senni è il tentativo di costruire una diversa percezione della musica trance, osserviamo da vicino l’ultimo disco Persona

Pauldavid Ligorio

Quando s’incontra un album come Persona difficilmente se ne può uscire indenni e si è costretti in qualche modo a riformattare un paio di d’idee nella propria testa. Lorenzo Senni è chiaramente tra gli autori che meritano la possibilità di essere guardati con la lente d’ingrandimento, o ancor meglio, da una fessura attraverso il muro, per provare sulla propria pelle l’inebriante sensazione del voyeurismo. Torniamo indietro di qualche anno!

Per chi non lo conoscesse Lorenzo Senni è un musicista e produttore discografico (Presto!? Records) emiliano, classe 1983. Il suo percorso di ascolti è avvincente fin dai primi passi: dalle hit radiofoniche negli anni ‘90, passando per il punk-hardcore alla trance, arrivando poi all’elettronica sperimentale e in particolare gli artisti distribuiti da Mego (cioè una tra le più influenti case discografiche per l’elettronica sperimentale) tra i quali spicca l’opera di Fennesz.

Alla ricerca del suono

Il primo disco Early Works (2008, Kesh) s’inserisce propriamente in quest’ultima direzione, nonostante siano già riconoscibili alcuni elementi propri della sua idea musicale più matura, e cioè quel Rave Voyeurism che si trova propriamente in Persona (Warp, 2016), ma di questo si parlerà in seguito. Quantum Jelly (2012, Editions Mego) rappresenta non solo il tanto agognato approdo per Mego, ma il cambio di direzione dell’intera produzione di Senni. I giochi con le distorsioni del suono lasciano spazio a collose e spigolose melodie.

A tutto questo, con Superimpositions (Boomkat Editions, 2014), va ad aggiungersi il tassello che sarà la chiave di volta di Persona: uno studio più attento del contenuto emotivo delle melodie e la sperimentazione con il contrappunto1. Ciò che infatti mantiene coerente e bilanciata l’esperienza uditiva ed emotiva di un disco come Persona è il perfetto incastro di tutti gli elementi che lo compongono, inoltre “an expansion of his hardware arsenal and the introduction of multi-tracking has amplified his productions to anthemic proportions” (Resident Advisor).

Le influenze trance

 Se i primi tre dischi si muovono su un terreno molto intimo, sia di crescita artistica che personale, e possono dunque risultare molto ostici sia nell’ascolto che nella comprensione. Al contrario, il Lorenzo Senni di Persona è capace di raggiungere qualsiasi tipo di ascoltatore. Come si è detto i primi lavori di Senni s’ispirano all’opera di Fennesz, ciò è chiaramente riconoscibile in Early Works. Eppure il lavoro sul rumore e le distorsioni sembra decisamente assente nelle sue opere successive.

Da dove proviene la musica di Lorenzo Senni? La musica trance, o comunque la musica da discoteca, dalla commerciale alla gabber, è stato uno dei tarli di Senni. Come egli stesso racconta in una lunga intervista rilasciata a Red Bull Music Academy non è mai stato un cultore della trance. Il suo rapporto con questo genere è stato decisamente occasionale, e cioè di quando gli amici riuscivano a trascinarlo alle serate. Eppure, anni dopo, egli ritrova familiari molte delle sonorità che in passato lo colpirono.

Il genere è vasto, ma a grandi linee gli elementi che lo compongono rimangono gli stessi: grancassa, linea di basso sincopato, temi ricorrenti alternati che possono essere chitarre, archi, sintetizzatori o altro. La struttura di una traccia trance è un alternarsi tra un momento di distensione che prepara a un momento di tensione o euforia, cioè l’obbiettivo proprio del genere. Il momento distensivo è per questo chiamato build-up (costruzione).

I collage di Build-up

L’idea di Senni è che queste parti siano le più interessanti, le più cariche di emotività, nelle quali l’artista trance ha l’occasione di esprimere i propri sentimenti; senza il build-up cadrebbe l’intera struttura del genere stesso. L’idea di DJ Set di Senni infatti non è altro che un enorme collage di ritagli di built-up.

Questi brandelli di musica, decontestualizzati e riassemblati costituiscono una cifra stilistica più attuale che mai, dal momento che anche altre arti tendono a muoversi in questi terreni, basti pensare ai film collage come Le Livre d’Image (Jean-Luc Godard, 2018) e The Endless Film (La Pelicula Infinita, Leandro Listorti, 2018). Se inizialmente l’impressione è quella di ascoltare enormi collage, i set di Senni, se ben compresi nel loro intento, risultano incalzanti, divertenti, euforici.

In un primo momento avviene la demolizione dell’aspettativa d’ascolto, a seguire Senni inventa un modo totalmente nuovo di ascoltare la musica, fatto di pattern infiniti di attesa, come cristallizzazioni di un’eterna ricerca di appagamento. Tenendo presente questa necessità di Senni di andare all’ascolto dei suddetti ritagli si capisce lo stile di Quantum Jelly e Superimpositions.

L’approdo a Persona

E ancora di più in Persona, che rappresenta, come si accennava, il compimento della sperimentazione. Questo lavoro nasce non solo come riduzione all’osso degli elementi di un particolare genere, ma soprattutto come maniera particolare ed intima di vivere l’esperienza di quella musica. Il ricordo emotivo, e perché no, la nostalgia, che la musica è capace di trasmettere sono per Senni il bacino di raccolto principale per le sue linee melodiche.

È propriamente come l’artwork scelto per il disco2: un uomo che guarda attraverso lo spioncino di una porta, cioè un voyeur che coglie la sua particolare esperienza della realtà. Eppure si tratta di un punto di vista che, seppur particolare, è perfettamente comunicato all’ascoltatore, il quale si ritrova di fronte ad un ascolto totalmente nuovo. Come può un album di soli sei tracce essere così profondo e comunicativo?

Puntilismo e Flat Trance

L’attenzione meticolosa nella sua produzione è la risposta. Se nei lavori precedenti, come si diceva, una traccia può ipoteticamente andare avanti all’infinito (e non annoiare mai, tra l’altro), in Persona assistiamo ad una gestione dei tempi elaborata, e quindi a una struttura, una forma che tenga insieme i pezzi. Oltre a ciò Senni dimostra inoltre uno spiccato interesse teorico per la musica maturato seguendo il corso di musicologia a Bologna grazie al quale ha sviluppato una serie di interessanti concetti o parole chiave per provare a descrivere la sua stessa produzione.

Tra i più spericolati troviamo pointillistic trance3, flat trance4 e searching for euphoria. La ricerca dell’euforia. Il punto centrale di Persona probabilmente resta questo. Che si presenti come gioia, malinconia, tristezza, il piacere sta nell’attesa che l’emozione si manifesti, ne è un chiaro esempio la traccia centrale del disco emotiva1234

Experimental pop 

Persona si presenta dunque come un’opera totalmente nuova, un ascolto senza precedenti, che da una parte stuzzica i teorici e dall’altra soddisfa il palato della massa, rendendolo un capolavoro della musica pop, se con questo termine si va ad indicare il discorso sull’arte non prodotto dalle accademie. Ulteriori sviluppi di questo modo nuovo di comporre musica e di ragionare sull’estetica li possiamo già intravedere in artisti come Air Max ‘97, Never Sleep di Gabber Eleganza, e il recente S.L.F. di Aisha Devi. Intanto la carriera di Senni prosegue.

Tralasciando il seppur interessante The Challenge, colonna sonora composta per l’omonimo film, troviamo il dittico xxAllegroxx/The shape of trance to come (quest’ultima traccia è stata inserita nella colonna sonora dell’episodio stand alone Bendersnatch di Black Mirror). Due tracce ironiche e taglienti allo stesso tempo, che confermano la maturazione di un artista che avrà ancora molto da trasmettere.  

Note

1. Il termine contrappunto, che tecnicamente è sinonimo di polifonia, deriva dal latino punctus contra punctum, cioè nota contro nota. Determina lo sviluppo verticale di una traccia musicale. La grammatica della musica. La teoria, le forme e gli strumenti musicali, Ottò Kàrolyi, Einaudi (Torino), 1965 (2000), pp. 110-111.  

2. La cover del disco è un fotogramma di Ribbons (2014) opera realizzata dall’artista multimediale Ed Atkins. Ed Atkins di Chiara Vecchiarelli (Flashart.it) 

3. Pointillistic può trovare un omonimo con puntilistico. Con questo termine vengono definite le opere musicali ispirate dalle teorie del musicista e teorico del linguaggio musicale Anton Webern (1883 – 1945) come “Polifonica-monodia-ritmica” (1951) di Luigi Nono (1924 – 1990) caratterizzate da un estremo minimalismo, cfr. “Electrosound. Storia ed estetica della musica elettroacustica”, Giacomo Fronzi, EDT (Torino), 2013, pag. 39. 

4. Flat può riferirsi al fatto che Senni, per la produzione delle armonie, parta da una condizione minima di envelope generator, ovvero una unità che produce il voltaggio di controllo destinato a riprodurre più o meno fedelmente il transiente di attacco, il perodo di sostegno ed il transiente di estinzione di qualsiasi nota (Enrico Cosimi). Per un ulteriore approfondimento rimando al testo Analog e Virtual Analog. Come funziona un sintetizzatore, Enrico Cosimi, Il Musichiere, 2003, cfr. pp. 80-81.  

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