Street Art Corners. Tra sbarre e immaginazione: la pandemia secondo Pitto

Anderground Festival ospiterà una mostra d’arte, intitolata Street Art Corners. L’idea è quella di sfuggire alla rete portando le opere in strada. Ho conosciuto Pitto tra una birra e l’altra e sono rimasto molto colpito dal suo progetto concepito durante i mesi di lockdown. Le sue illustrazioni sono chiare: delle sbarre ci precludono lo sguardo, ma la creatività ha il compito di liberarci. Ho deciso di approfondire la questione, ed è venuto fuori un bel dialogo che trovate a seguire. Buona lettura!

Perché l’illustrazione? E come nasce l’idea delle sbarre?

Sono sempre stato affascinato dall’arte e dopo aver concluso il liceo artistico ho deciso di frequentare un corso d’illustrazione tenuto da Marco Somà. Mi interessa in particolare l’illustrazione per l’editoria. Ho iniziato a disegnare queste sbarre durante la fase più tragica del lockdown. Pian piano è nata l’idea di mettere questi disegni insieme e progettare un libro che vorrei pubblicare. Le sbarre sono la pandemia dal mio punto di vista.

Credi che il libro sia ancora uno strumento efficace?

Assolutamente. Per quanto i social network siano utili per far conoscere il proprio lavoro il libro è un’altra cosa. Il mondo dell’online non sostituisce il fascino e la comodità dell’oggetto concreto e i libri fanno meno male agli occhi (ride)…

…vale lo stesso per l’illustrazione manuale?

Allora, un buon illustratore deve saper lavorare sia in manuale che in digitale, photoshop per capirci. Il progetto delle sbarre è stato realizzato interamente in digitale. In generale, credo che per quanto questi programmi possano sembrare delle facilitazioni sono difficili da usare e bisogna essere capaci a disegnare, prima di tutto. Photoshop è semplicemente una tecnica di quest’epoca. Quante sono le tecniche che oramai sono inutilizzate? E quante quelle che continuiamo ad usare dopo secoli? Ce ne sono diverse.

Ritorniamo al tuo progetto. Mi piace molto l’idea che queste sbarre, pur essendo sempre uguali, vengano eluse e piegate dalla creatività sempre in modi diversi.

Mi sono chiesto: come posso rappresentare qualcosa di fermo? E ho pensato immediatamente a una gabbia. Le gabbie sono sempre uguali, ma succede quello che succede in queste gabbie. Si raccontano tante storie diverse, in un mondo che cambia. Sono il filo conduttore, ho cercato di trasmettere il contrasto tra cambiamento e staticità. Durante quei mesi abbiamo sperimentato cosa significa guardare il mondo sempre dallo stesso schermo, dalla stessa finestra. Anche la mente può essere uno schermo dal quale non riesci a distogliere lo sguardo.

Chi sono questi soggetti?

Derivano dall’immaginazione, dalle mie sensazioni. Alcuni sono soggetti politici altri sono cose che ho visto, soggetti reali. Come quando sono uscito di casa la prima volta dopo mesi e in mezzo alla desolazione delle strade ho visto un bambino in bicicletta, indossava la mascherina. Sembrava un film di fantascienza, ho provato un profondo senso di angoscia.

@pitto_illustrator

Troverete queste e altre illustrazioni venerdì 24/07 durante la prima edizione di Anderground Festival / Villa Copperi, Balangero (TO)

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