Manuale per sopravvivere all’ ultradestra

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La recensione del libro di Cas Mudde per rallentare l’avanzata della politica radicale ed estremista che corrode la democrazia: l’ultradestra.

Pauldavid Ligorio

Sono diversi anni che si discute della crisi delle posizioni politiche di destra e sinistra, e questo discorso sembra destinato a durare a lungo. Orientarsi tra le problematiche visioni che i maggiori partiti propongono diventa pressoché impossibile se ci si limita ad ascoltare unicamente i punti di vista dei politici in campo. Servono strumenti per pensare la politica al di fuori di essa, estranei alle convention di partito, ai discorsi pubblici e ai dibattiti televisivi. Serve prima di tutto pensare e abituare la mente al ragionamento analitico. Questo è fondamentale per far fronte a posizioni politiche ambigue che cercano di venderci idee che non ci appartengono e valori che non ci rappresentano, con l’unico fine di far finire il loro simbolo barrato nell’urna elettorale. 

La destra estrema è stata molto abile a far questo, sia in Italia che nel resto del mondo, tanto che si è assistito negli ultimi anni all’ascesa al potere di figure che con la democrazia hanno poco a che vedere: è il caso di Donald Trump negli Stati Uniti (2016-2020) e di Matteo Salvini qui in Italia, che ha ricoperto la carica di ministro dell’interno (2018-2019) e si prepara a riacquistare terreno con la Lega all’interno del governo formale di Mario Draghi. Anche il presidente del Brasile Jair Bolsonaro e il Partito del popolo indiano sono attualmente in carica pur attuando politiche antidemocratiche. Ma com’è potuto succedere che tali personaggi e relativi partiti, additati spesso (forse un po’ troppo sottovoce) come estrema destra, arrivassero a conquistare il potere e beffarsi delle democrazie?

Per tutti gli interrogativi malsani che possono venirvi in mente sulle destre contemporanee c’è Ultradestra. Radicali ed estremisti dall’antagonismo al potere del politologo olandese Cas Mudde, uscito per LUISS Univeristy Press, nell’ottobre 2020. Frutto di una lucida sintesi dei suoi precedenti lavori sui movimenti politici di destra estrema, questo testo si propone come una mappa concettuale per individuare e tenere sotto traccia le ideologie e i motivi che alimentano l’avanzata delle destre estreme in tutto il mondo; individuando differenze e radici comuni nei principali gruppi politici e sottoculture che rientrano nella categoria di ultradestra. Fino a questo momento si è utilizzato il termine destra estrema (ma si sarebbe potuto usare anche fascismo o neo-fascismo) per far capire cosa comunemente si intende per ciò che Mudde invece chiama ultradestra. Ovvero partiti, gruppi, o movimenti politici che storicamente possono essere collocati nelle frange più a destra dell’ideale ala del parlamento democratico.

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Copertina di Ultradestra | LUISS University Press

Tassonomia nera

La questione terminologica è messa da Mudde in primo piano, insistendo a più riprese sull’importanza di chiamare le cose con il proprio nome di battesimo. Dal momento che spesso i sostenitori di politiche di ultradestra si compiacciono nel sentirsi attribuire termini spregiativi, tanto da farne una medaglia, come quando li si apostrofa ‘razzisti’, ‘populisti’ e ‘nazionalisti’, chi si propone di descrivere e studiare questi movimenti deve fornire delle buone ragioni della validità di questi termini. Ma partiamo dalle basi. Innanzitutto il termine di riferimento è l’autorevole testo di Norberto Bobbio, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica (Donzelli Editore, 1994), materiale grezzo per Mudde per il conio del concetto di ultradestra, ovvero la macro categoria che racchiude sotto di sé due importanti ramificazioni. 

Scopriamo così che l’estrema destra è solo una delle possibili declinazioni e identifica quei gruppi che si riallacciano, spesso in maniera idealizzata e nostalgica, ai fascismi storici, come quello italiano del duce Benito Mussolini e il nazismo tedesco di Adolf Hitler; è rivoluzionaria e “rifiuta l’essenza della democrazia, vale a dire la sovranità popolare e il principio di maggioranza”(Mudde, 2020). Sono quei gruppi che spesso propongono posizioni revisioniste o negazioniste sull’Olocausto e profondamente xenofobi, ma anche quelli particolarmente violenti e insopportabili come il Ku Klux Klan negli States. Per tali ragioni sono banditi dal discorso democratico e quando si associano in movimenti vengono spesso sciolti in pochi anni, poiché fuori dalla legalità. Eppure continuano a proporre le loro posizioni per qualcuno ancora accattivanti; tra i casi citati da Mudde troviamo Martin Helme del Partito popolare conservatore estone (EKRE) e Thierry Baudet dell’olandese Forum per la democrazia (FvD)

L’altro grande troncone di questo albero marcescente è la destra radicale, più fiduciosa nel potere popolare e riformista, la quale accetta “l’essenza della democrazia, ma si oppone a elementi fondamentali della democrazia liberale, in particolar modo ai diritti delle minoranze, allo Stato di diritto e alla separazione dei poteri. La maggioranza di questi partiti siede in parlamento e acquisisce rappresentanza, grazie alla capacità di inseguire e dirottare i desideri e le convinzioni delle masse, tanto che Mudde attribuisce loro la connotazione di partiti populisti. 

Il populismo è proposta come categoria utile per comprendere l’impostazione di base della politica di partiti come Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Alternativa per la Germania (AfD) e tanti altri. Questa concezione “considera la società separata di base in due gruppi omogenei e antagonisti – le persone pure e le elité corrotte”; attraverso questa formula la destra radicale populista è riuscita a manovrare la politica negli ultimi vent’anni. 

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Thierry Baudet di Forum per la democrazia nel 2017 |Roel Wijnants – Flickr

Pervasività

Tra le cause che l’autore individua per la crescente ascesa dei partiti di destra radicale populista e della galassia di culture dell’ultradestra ci sono i grandi eventi internazionali e l’accelerazione tecnologica in termini di mass media e Internet. L’Occidente è stato teatro di fenomeni quali terrorismo, dalle Torri Gemelle (2001) al Bataclan (2015) e oltre, e le migrazioni di massa dall’Africa nell’ultimo decennio. Questi fenomeni hanno trovato grande spazio nei media istituzionali, che non sempre hanno saputo trattare con rigore imparziale. Alcuni media simpatizzano con le politiche di destra radicale populista, come nel caso di Fox News per Donald Trump ai tempi, altri hanno capito che, molto banalmente, l’estrema destra fa notizia e scalpore, e non si sono fatti tanti problemi a simpatizzare per posizioni apertamente islamofobe, per esempio.

Nonostante siano poche le persone che seguono l’informazione in maniera seria, i media riescono comunque a condizionare il discorso pubblico in modo che “la copertura mediatica non arriva a modificare le posizioni sulle questioni politiche, ma determina quali questioni saranno considerate importanti dagli elettori”. Insomma, a poco a poco notizie e posizioni che normalmente erano considerate inaccettabili hanno finito per intaccare ed erodere dall’interno il discorso pubblico. In poco tempo le retoriche di ultradestra sono state normalizzate, anche a causa di una classe politica impreparata a fronteggiarle. Inoltre, non è da sottovalutare il ruolo delle dinamiche online nella diffusione di temi e atteggiamenti tipici di posizioni di ultradestra. Basti pensare all’influente ruolo che ha avuto l’alt-right negli Stati Uniti nello scontro Trump vs Hilary, con la diffusione di meme, shitstorm, e la proliferazione  di siti che difendono la supremazia della razza bianca e posizioni antifemministe e misogine. 

Ad un certo punto, durante la lettura di questo breviario sull’ultradestra, ci si rende conto di come i temi in questione siano ormai stati assorbiti e riproposti in tutte le declinazioni possibili anche da media e i partiti istituzionali. Certo, è impossibile indagare le reali posizioni di tutti gli elettori, eppure il sentore è che sotto la superficie si nascondano dei mostri pronti a manifestarsi appena qualcuno darà il via libera. Come afferma Mudde in questo articolo su promarket.org (uscito in traduzione italiana su Domani il 4 ottobre 2020) in un certo senso il populismo è diventato la prerogativa politica principale, tanto che a spaventare adesso sono questioni più specifiche: “il nativismo (in parole semplici, una forma xenofoba di nazionalismo), e non il populismo, è il cuore dell’attuale sfida della democrazia liberale”.

L’idea che la razza o l’etnia siano un criterio in inclusione o esclusione dalla cittadinanza è, insieme a idee simili, molto diffusa e compare con noncuranza nelle agende politiche di grossi partiti anche qui in Italia. I motivi di questa accettazione passiva da parte dell’elettorato potrebbe risiedere in quella che è definita una “normalità patologica” della destra radicale populista; ovvero “una radicalizzazione dei valori convenzionali sostenuta da una consistente minoranza, quando non da una maggioranza assoluta o almeno relativa”. La triste verità è che forse in Italia non abbiamo mai del tutto smesso di essere fascisti. 

Manifesto del Partito Fascista Italiano realizzato da Gino Boccasile | via Artribune

Capitolo 9

Ampio spazio è dedicato alle questioni di genere nel penultimo capitolo del libro. Per la sua rilevanza nell’attuale dibattito culturale e sociale, Mudde decide di delineare le principali posizioni ideologiche che l’ultradestra sottende nelle sue macro idee politiche. Infatti, il nativismo e posizioni identitarie simili si accompagnano sempre a una visione decisamente tradizionale e obsoleta dei ruoli di genere nella società. Questi partiti manifestano un’ideologia familista, cioè concepiscono i ruoli sociali delle donne e degli uomini come prestabiliti e funzionali alla reiterazione dell’identità nazionale. L’obiettivo degli individui è unirsi in un matrimonio eterosessuale e fare figli, punto. Di conseguenza, il ruolo della donna è limitato a quello di madre e spesso vengono “scoraggiate dal lavorare, per non parlare della possibilità di avere una carriera”.

Insomma, la donna è “l’utero della nazione”, un’idea accolta con furore eroico. L’uomo deve essere forte e proteggere la donna, deve svolgere un lavoro che permetta il mantenimento familiare. Questa demarcazione di genere forte è causa di tutta una serie di atteggiamenti, come diverse forme di sessismo e la mascolinità tossica, ovvero una “forma di virilità che trae la propria definizione dalla violenza, dal sesso, dallo status e dall’aggressività.” Tendenzialmente queste prospettive ideologiche giocano sulla creazione di un apparente senso di sicurezza e immobilità, che si traduce anche negli atteggiamenti ostili nei confronti del femminismo, delle minoranze LGBTQI+ o di chiunque non rispetti il binarismo di genere in senso stretto.

Siamo fottuti?

Questo testo, a discapito della sua brevità, riesce a racchiudere lo sterminato mondo dell’ultradestra, presentando ideologie e relativi esempi, sempre ben corredati da riferimenti diretti a movimenti e partiti politici. Mudde ci offre una prima introduzione per prendere coscienza del problema e mostrarci che questo fenomeno, di fatto, esiste;  infine ci fornisce i primi strumenti grezzi per elaborare una prospettiva di pensiero capace di difenderci da degenerazioni ideologiche che, oggi come non mai, possono diventare pervasive in maniera preoccupante, soprattutto online. Se davvero “l’ultradestra è qui per restare” essendo riuscita a conquistare terreno nei parlamenti e nelle posizioni di potere di diversi stati al mondo, come possiamo fare ad evitare un’avanzata che rischia di azzerare le conquiste sociali e progressiste conseguite fino ad ora? Ci aspetta davvero un nero periodo di convivenza con le peggiori espressioni di un’umanità rimasta nella sua preistoria? A queste domande nemmeno un esperto come Mudde riesce a dare risposta.

Hai letto: Manuale per sopravvivere all’ultradestra

In copertina: Un fotogramma di Arancia Meccanica di Stanley Kubrik (1971) | Warner Bros.