La sorveglianza ai tempi del Deep State

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Il sociologo Zigmund Bauman e il teorico David Lyon dissotterrano la profonda radice storica della cultura della sorveglianza.

Daniele Mussa

“Io credo che la caratteristica più saliente della versione contemporanea della sorveglianza sia il fatto che sia riuscita in qualche modo a costringere e persuadere gli opposti a lavorare all’unisono, a metterli tutti al servizio della stessa realtà.

Zygmunt Bauman

Parlare di sorveglianza e raccolta delle informazioni era già in voga da diversi anni: come molti analisti strategici ed esperti del settore affermano, eventi disruptive come l’11 settembre 2001 o la stagione degli attentati portata avanti in Europa dall’Islamic State of Iraq and Syria (ISIS) rappresentano solamente la punta dell’iceberg. O meglio, gli eventi catalizzatori che hanno permesso a queste tematiche di irrompere prepotentemente nel dibattito pubblico grazie alla salienza offerta dalle strutture massmediatiche tradizionali. Obiettivo di questo articolo è determinare alcune cause che hanno portato alla costruzione di complessi sistemi di informazione e al ruolo che l’individuo gioca all’interno di questo contesto, il tutto utilizzando il concetto di società liquida del sociologo Zygmunt Bauman (1925-2017) e le idee del  professore di surveillance studies David Lyon, nel libro Sesto Potere – La sorveglianza nella modernità liquida (2013)

I due intellettuali, attraverso un intenso dialogo che investe tutte le sfere della vita privata e pubblica indagano sulla costruzione del moderno Panopticon attraverso meccanismi di premi e punizioni e sulle conseguenze dell’impatto delle nuove tecnologie in vari settori della vita individuale (dalle relazioni umane alla moda) e della guerra moderna, quest’ultima mediante la raccolta di big data e l’utilizzo crescente di intelligenza artificiale e droni.

Il tema della raccolta delle informazioni e della sorveglianza, tuttavia, è ben più antico delle telecamere a circuito chiuso, delle più recenti smart televisions o della simpatica e pettegola Alexa: la sorveglianza e il disciplinamento dei corpi e delle menti trova la propria origine nel processo di costruzione dello Stato moderno e dalla costituzione dei moderni servizi di intelligence, entrambi processi che, convenzionalmente, collochiamo nell’Europa occidentale del 1500, dalla fine dell’Umanesimo alle guerre napoleoniche.

Inoltre, il titolo di questo lavoro  è un chiaro riferimento all’opera di Orson Welles (1915-1985), Quarto Potere (Citizen Kane) del 1941 La pellicola muoveva un’aspra critica agli strumenti di comunicazione di massa, elevati  a potere fondativo dell’Ordine, non meno importante dell’apparato giudiziario o delle assemblee parlamentari nella formazione del consenso e nell’indirizzare i cittadini a intraprendere determinate scelte.

Quanto denunciato da Welles, naturalmente, è da inserire nel più ampio quadro dello strapotere delle agenzie di stampa statunitensi e, in particolar modo, nella costruzione del nemico (domestico o straniero) attraverso campagne di demonizzazione, spesso architettate dalla Committee on Public Information (e dalle sue successive evoluzioni) con l’obiettivo di galvanizzare la popolazione contro le categorie prese di mira dai media.

Origine e funzionamento della raccolta di informazioni

Ma per quale motivo stiamo parlando di spie e intelligence? Perché è proprio a partire da motivazioni celate dietro alla ragion di stato che i meccanismi della storia umana hanno portato alla costruzione di sempre più complessi sistemi di spionaggio declinati verso l’esterno (mettere il naso negli affari di altri Stati) oppure verso l’interno (ricerca di spie straniere e repressione del dissenso).

Sebbene le formulazioni in chiave moderna dello spionaggio siano rintracciabili nei rudimentali avvelenamenti e intrighi di corte rinascimentali, è sin dai tempi di Sun Tzu (孙子, 544-496 a.C.) che le organizzazioni statali complesse lottano in modo pubblico e occulto per mantenere ed espandere il proprio potere politico-economico e la propria estensione geografica. Dice Sun Tzu ne L’arte della guerra

“La conoscenza delle disposizioni del nemico può solo essere ottenuta attraverso altri uomini. Da qui deriva l’uso delle spie, di cui esistono cinque classi: a) Spie native b) Spie infiltrate interne c) Spie doppiogiochiste d) Spie votate alla morte e) Spie destinate a vivere Quando questi cinque tipi di spie sono all’opera nessuno può scoprire il sistema segreto. Questa viene chiamata la Divina manipolazione delle trame e può essere considerata la più preziosa facoltà del sovrano”

Con informazione si intende lo scambio di dati che rende possibile la vita sociale, in questo senso essa può esser considerata come il sistema nervoso centrale di una società: per questa ragione il controllo dell’informazione e dei suoi principali canali e codici rappresenta il principale strumento di dominio.

La costruzione dello spionaggio prende la sua forma moderna a partire dalla volontà (e dalle tasche) di Luigi XIV dei Borbone di Francia (1638-1715) per poi espandersi e farsi sempre più elaborato e complesso: come ricorda Aldo Giannuli nel suo Come funzionano i servizi segreti. Dalla tradizione dello spionaggio alle guerre non convenzionali del prossimo futuro (2009) personaggi apparentemente insospettabili come Voltaire e Casanova sarebbero stati, tra le altre cose, agenti segreti della Corona francese. Aldo Giannuli esegue un’attenta ricostruzione del processo di genesi istituzionale e logistica del servizio informazioni, classificandolo in tre differenti categorie: lo spionaggio militare, la polizia politica e la raccolta di informazioni di interesse economico.

Il primo di questi, il cui orizzonte è la proiezione esterna verso stati nemici, è il più antico, già riscontrabile negli insegnamenti di Sun Tsu, mentre il secondo iniziò a prendere piede dapprima nelle corti e, a partire dal XVI-XVII secolo, si diffuse nelle città con l’obiettivo dichiarato di raccogliere informazioni e sventare tentativi di assassinio ai danni del Signore.

La polizia politica assunse rilevanza fondamentale nel corso della Rivoluzione francese e le sue funzioni vennero raffinate e rafforzate con l’espansione territoriale dell’Impero francese di Napoleone Bonaparte. Dall’esoscheletro fornito dalla rivoluzione istituzionale del 1789 questo tipo di raccolta informazioni divenne il principale strumento utilizzato da potenze come Francia e Germania e, nel corso di Ottocento e Novecento, divenne il principale strumento utilizzato dai paesi continentali; per poi perdere peso e influenza politica con l’avvento dei regimi totalitari, i quali spesso utilizzavano come strumento di controllo e raccolta intel i gangli di potere offerti dalla diffusione capillare dei partiti unici nella società civile e nell’architettura istituzionale dello stato 

Per quanto concerne la raccolta di informazioni per interesse economico, le prime forme di questo servizio sono osservabili nella Repubblica di Venezia (che aveva l’esigenza di conservare i segreti della produzione di manufatti in vetro) e, più in generale, in tutte quelle entità urbane legate al commercio marittimo e alle attività assicurative. Quest’ultimo tipo di sistema, nei tempi più recenti, è tipico dei paesi della sfera anglosassone, la cui tradizione, particolarmente forte in Inghilterra, si è poi radicato negli Stati Uniti e negli altri paesi del Commonwealth a forte vocazione commerciale.

Poteri occulti e sguardo onnisciente

Si tratta, tuttavia, di vicende estremamente complesse, intricate, ancora e forse per sempre occultate dalla Ragion di Stato; l’epoca delle rivoluzioni, infatti, coincise con l’emersione pubblica della Massoneria (archetipo della moderna società segreta) e con la lotta di quegli statisti che volevano riportare l’Europa nella condizione dell’ancien regime e chi invece lottava per la costruzione di un mondo nuovo imperniato sul motto “Libertè, égalité, fraternité”: l’eccessiva complessità della questione rischierebbe di portarci fuori tema e, per questa ragione, interessa chiarire che questo periodo storico che abbraccia l’illuminismo, la Rivoluzione francese (1789) e la Restaurazione post-Napoleonica rappresenta il crogiolo dal quale si svilupperanno i moderni servizi di raccolta informazioni.

Il Prussiano Wilhelm Stieber (1818 -1882), braccio destro di Bismarck, fu il primo a costruire un sistematico apparato di raccolta informativa che passava dall’infiltrazione di spie all’intercettazione di dispacci a sancire la clamorosa  disfatta di Napoleone III (1808-1873) nella Battaglia di Sedan (31 agosto-2 settembre 1871): il genio tedesco fu ben presto copiato dalle cancellerie di tutta Europa, dando inizio al Torneo delle Ombre nel vecchio continente e, soprattutto, in Asia Centrale e alla moderna propaganda domestica, al punto che giunti al 1914, come riporta Vittorio Tarolli in Spionaggio e Propaganda: “Dalle poche decine di agenti di cui poteva disporre il Servizio Informazioni all’inizio della guerra si era pervenuti ad un organismo vasto e complesso, che alla fine contava qualche migliaio di addetti”. Acquisire un dispaccio significava aumentare significativamente la capacità di sconfiggere l’esercito nemico attraverso il sabotaggio, l’intercettazione di approvvigionamenti o molto semplicemente tendendo imboscate a quel prezioso contingente nemico che avrebbe spostato le sorti della battaglia.

sorveglianza

L’Ottocento donò dunque agli statisti le moderne società segrete, fondamentali per garantire anonimato e diffusione di informazioni sensibili, e il Servizio informazioni nato dalle menti teutoniche: il secolo del positivismo partiva dunque con l’architettura di un apparato volto a raccogliere informazioni agendo nel buio e spesso all’insaputa dei capi di stato. Non è questa la sede di analizzare in dettaglio le motivazioni pubbliche e celate della costruzione e dell’evoluzione dei servizi di informazione e della loro evoluzione nel corso della Guerra Fredda: quello che abbiamo percorso è la prima tappa che aiuta a comprendere la genesi del moderno sistema di intelligence, parte integrativa di quel complesso sistema descritto da Bauman e Lyon.

Con la seconda rivoluzione industriale e la diffusione del telegrafo e del telefono la raccolta delle informazioni assumeva dimensioni qualitativamente e quantitativamente diverse: come si può intuire l’evoluzione tecnologica porta con sé l’esponenziale aumento delle informazioni che sono comunicabili e, di conseguenza, intercettabili.

Ma prima di fare un salto avanti nel tempo, occorre fare un breve excursus sul concetto di Panopticon, presentato da Jeremy Bentham, filosofo inglese padre del liberalismo e principale esponente dell’utilitarismo, nell’omonimo opuscolo del 1787.

Questa sorta di istituzione orwelliana ante litteram nasce  con l’obiettivo di rieducare i corpi e le anime dei detenuti mantenendo essi sotto costante osservazione e sorveglianza. Non solo da parte delle guardie, ma di chiunque si trovasse da quelle parti. Mediante l’osservazione, infatti, scolaresca e detenuto sono sottoposti a una rieducazione: per i secondi si evidenziano i comportamenti da evitare per ritrovarsi al “centro dell’attenzione”, per i primi la vergogna per l’esser al centro dell’attenzione è essa stessa uno strumento di “rieducazione dell’anima”.

Per spiegare tale concetto è anche doveroso rispolverare Sorvegliare e punire (1975) del filosofo francese Michel Foucault (1926-1984), in particolar modo alla luce delle analisi di Zygmunt Bauman: Panopticon è una parola composta dal greco che letteralmente significa “posto che lascia vedere tutto”; lo scopo di Bentham, infatti, era la costruzione di strutture carcerarie nate non solo per sorvegliare quegli elementi della società definiti devianti, ma anche per riplasmarli.

Obiettivo di Bentham non era, unicamente, l’edificazione architettonica del carcere perfetto, ma di una vera e propria architettura morale indispensabile, a suo avviso, a rifare il mondo. Rielaborando il concetto di Panopticon, Foucault si sofferma sulla “disciplina panottica”, e, in particolar modo, sulla sua funzione di addestramento delle anime, volto alla produzione di lavoratori compiacenti e subalterni.

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Una raffigurazione del sistema carcerario Panopticon: la torre centrare può controllare simultaneamente ogni cella in cui sono rinchiusi i prigionieri.

Forgiare l’uomo nuovo

“Nei rapporti di potere di oggi chi detiene le leve del comando può fuggire in qualsiasi momento e diventare imprendibile.”

Zygmund Bauman

La costruzione della società industriale moderna occidentale si è basata sulla costruzione di un complesso sistema economico strettamente legato al sistema finanziario e all’utilizzo degli strumenti coercitivi (diritto positivo e il suo enforcement) da parte dell’autorità dello Stato moderno: capitalismo e potere politico, nella visione di Lenin (Vladimir Il’ič Ul’janov,1870-1924), si sono fusi insieme nelle funzioni (e in parte nei compiti) per giungere alla costruzione del capitalismo monopolistico di stato e dell’imperialismo, considerata dal rivoluzionario eurasiatico come funzionale al salvataggio del sistema economico e della legittimità dello stato stesso grazie alle abbondanti valvole di sfogo della manodopera in eccesso (colonie) e alla costruzione di nuovi mercati.

Questo binomio stato-mercato, declinato in diverse formule nelle varie esperienze europee e anglosassoni, ha plasmato la storia dell’Ottocento e del Novecento e con essa, inevitabilmente, cultura e stili di vita dei soggetti immersi in questi complessi meccanismi.

Zygmunt Bauman (1925-2017) e David Lyon dialogano, attraversando i secoli, sul mutamento degli stili di disciplinamento delle anime, in particolar modo analizzando il passaggio dai lavori ripetitivi e poco creativi tipici della prima e della seconda rivoluzione industriale, arrivando a più raffinati meccanismi di controllo tipici della moderna società dei consumi attraverso “la cosiddetta evoluzione culturale, che non si basa sulle modifiche al patrimonio genetico, ma è innescata, plasmata dagli stessi uomini attraverso il processo di insegnamento e apprendimento”… e al controllo dei mass media e, con essi, i mutamenti di percezione indotti nella massa.

Il controllo dell’anima, secondo Foucault, sarebbe la chiave di volta per il cambiamento del comportamento e delle motivazioni della massa; con l’avvento dell’era digitale e del database marketing, vera e propria rivoluzione del trinomio di consumo-bene da consumare-consumatore si sarebbe giunti, secondo l’analisi di Mark Andrejevic in Reality TV: The work of being watched (2004), a indurre in determinati target l’idea di “contare”, ma sempre se solamente nella misura in cui essi vengono attirati a fare maggiori acquisti: il riconoscimento di contare avviene così mediante la manipolazione dell’io e dell’ego del subalterno “cittadino del mondo” e sempre e solo fintanto vi sia una ragione merceologica.

Questo disciplinamento panottico si può condurre attraverso due estremi di un unico continuum: il disciplinamento del corpo tramite violenza genera rifiuto, in netta contrapposizione all’altro polo che trae il proprio dominio grazie alla seduzione e all’immersione del sempre più spaesato individuo in un assordante conformismo del quale si è poco consapevoli.

Presidio Modelo, Cuba

Peccato che lo scopo ultimo del Panopticon, accanto alla rieducazione dei corpi,  era l’autoimmolazione: la distruzione dell’individuo mediante influenze culturali e normative lasciate passare attraverso una sempre più debole membrana protettiva; distruggere e ricostruire mente e corpo degli individui a seconda delle esigenze di mercato, creando modelli di corpo e di consumi destinati a creare una ristretta élite di privilegiati -spesso momentanei, le mode sono rapide- da un bacino di individui amorfi, plasmabili e eventualmente cestinabili a seconda delle esigenze della storia. Dice Bauman:

“Il carattere totale di questo genere di istituzione si manifesta proprio nel fatto che per i dominati l’unico modo di autoaffermarsi è fare con le proprie mani ciò che i dominatori desiderano ardentemente che facciano”.

L’industria della violenza

Le vicende che stanno dietro all’omicidio del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, il Newyorkese John F. Kennedy (1917-1963) sono ad oggi ancora celate al grande pubblico grazie alle attente operazioni di insabbiamento portate avanti dalle agencies americane e dalla grande stampa: senza addentrarci in questo spinoso settore della storia contemporanea mi limiterò a estrapolare alcuni concetti particolarmente utili a comprendere quanto ampiamente analizzato in Sesto Potere da Bauman e Lyon.

Del discorso multilivello di Kennedy, pronunciato all’Hotel Waldorf-Astoria di New York il 27 aprile 1961, è importantissimo il concetto di complesso militare industriale (military-industrial complex), portato alla luce del dibattito pubblico già dal presidente Dwight Eisenhower (1890-1969) nel discorso di conclusione del proprio mandato: in questo contesto l’ex generale americano metteva all’erta il popolo statunitense dalla crescente indipendenza di un settore della pubblica amministrazione federale e dalla sua commistione con grandi interessi economici e finanziari del settore industriale (in particolar modo quello delle armi)  con i servizi segreti legati al Commonwealth: i due presidenti, sostanzialmente, stavano avvertendo la società civile della separazione di parti consistenti dell’apparato statale dal controllo democratico.

“[…] Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza attraverso l’infiltrazione piuttosto che l’invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l’intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d’intelligence, economiche, scientifiche e politiche” (John Fitzgerald Kennedy, 1961)

Il military-industrial complex, quell’enorme complesso istituzionale in parte pubblico e in parte occulto che, a partire dalla presidenza di Donald Trump, è stato definito Deep State, lo Stato profondo che ha realmente in mano le redini degli Stati Uniti, indipendentemente dal presidente in carica o dal partito vincitore, in barba al principio democratico e alla sovranità tanto cari alla Repubblica Federalista pensata dai Padri fondatori.

Aldilà delle speculazioni riguardanti l’esistenza, l’origine e gli obiettivi dello Stato profondo quello che è rilevante ai fini della nostra analisi risiede proprio nella crescente interdipendenza delle imprese private (in particolar modo i colossi digitali della Silicon Valley) con le grandi agencies di raccolta informazioni e spionaggio; Lyon e Bauman impiegano una significativa parte del loro dialogo a sottolineare come questa commistione abbia causato una vera e propria rivoluzione domestica e “di proiezione” esterna: da un lato i cittadini sono sottoposti a procedure di sorveglianza sempre più invasive in nome della “sicurezza”, dall’altro la guerra “boots on the ground” è stata accantonata per dar spazio a forme di guerra basate sull’utilizzo di droni dapprima radiocomandati e poi, successivamente, lasciati comandare interamente dall’intelligenza artificiale.

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Descrizione immagine: Una rappresentazione ironica dell’Idra del Deep State.
Naturalmente la questione va oltre alla retorica elettorale “drain the swamp” portata avanti da Donald Trump e diffusa dal curioso fenomeno cospirologico divenuto famoso con il nome Qanon.

Il non dover premere il grilletto sul campo di battaglia ha notevolmente alienato le emozioni legate alla morte e alle sue conseguenze, facendo entrare la guerra, secondo i due autori, in una fase “post-eroica”, aggravata ulteriormente dallo sganciamento tra opinione pubblica americana e la propria guerra.

Sempre legato a questi grandi colossi tecnologici c’è, naturalmente, la questione dei social media, della privacy e dell’accesso alle informazioni: essi sono al contempo vettori per i nuovi costumi, utili strumenti di sorveglianza grazie alle informazioni  fornite gratuitamente dagli utenti e fondamentali per non essere esclusi dal gioco della socializzazione moderna. Costringendo così le persone a 

“vendersi sul mercato e in cerca del miglior offerente, pubblicizzando una merce attraente e desiderabile facendo qualunque cosa, con ogni mezzo a disposizione, per accrescere il valore del mercato dei prodotti che vendono. E la merce che sono incitate a mettere sul mercato, a pubblicizzare e a vendere sono proprio loro stessi. Essi sono promotori di merci e al tempo stesso le merci che promuovono. Sono la mercanzia e il suo agente commerciale, il prodotto e il suo commesso viaggiatore.” (Lyon, Bauman, 2015)

Uno schema dei giochi di forza tra i principali stati Occidentali.

Per avere un’idea di come tutto ciò si compone basti pensare al complesso apparato di intelligence che il sistema internazionale liberaldemocratico a guida statunitense ha costruito nel corso degli anni.Come rappresentato dallo schema qua sopra, ci sarebbe un nucleo solido formato dalle principali agenzie di spionaggio del Commonwealth anglosassone e da una serie di accordi di cooperazione e di condivisione delle informazioni tra partners e stati periferici. I Cinque Occhi rappresentano l’architettura che regge l’intero sistema -perlomeno nella sfera occidentale- informativo e tecnologico: i fallout di natura innovativa sono spesso e volentieri “concessioni” dei Cinque Occhi alla società civile per rafforzare la sorveglianza e la sicurezza in contesti di instabilità, come l’epoca del terrorismo inaugurata dall’evento di rottura dell’attacco alle Twin Towers. 

Abbiamo così un’idea più chiara dei miliardari interessi che possono celarsi sotto al generico cappello di Deep State: brevetti milionari, tutela dell’influenza geopolitica in determinati contesti, costruzione e mantenimento di un frame mediatico fondamentale a garantire utili alle imprese private e egemonia militare agli apparati bellici e di raccolta delle informazioni; queste ultime il vero oro nero della nostra epoca orientata ai big data e alla gestione dei flussi informativi in un contesto in cui mainstream e fake news sono sempre più mischiate e di difficile discernimento. Ed è per questo motivo che è essenziale riprendere gli avvertimenti lasciatoci dai presidenti Eisenhower e Kennedy, per fornire una cornice a eventi e interazioni difficilmente spiegabili se non attraverso questa chiave di lettura.

Azioni virtuali e conseguenze reali

Bauman e Lyon spostano, infine, le loro riflessioni sul concetto di sicurezza, ben presente nelle nostre vite a partire dall’11 settembre 2001, analizzando i meccanismi di censura e controllo sociale che vengono utilizzate all’interno di uno stato nazione (e a questo proposito sono particolarmente interessanti gli spunti sul mutato ruolo dello stato moderno hobbesiano) per reprimere il dissenso oppure quelli rivolti verso l’esterno, in particolar modo nelle relazioni internazionali e nel fenomeno delle migrazioni.

“L’effetto più degno di nota dei progressi della tecnologia che ci permette di operare ‘a distanza, con distacco, automaticamente’ è l’emancipazione progressiva e forse inarrestabile delle nostre azioni dai vincoli morali” (Zygmund Bauman, 2010)

Il fulcro che permette all’intero meccanismo di funzionare e che ci riconduce all’incipit dell’articolo sono le informazioni: ed è proprio facendo il giro completo sarà più chiaro la funzione chiave dei data nella costruzione del consenso e del sistema sociale che è chiarita la funzione della raccolta di informazioni portata avanti dai servizi e, nel contempo, dalle grandi agenzie di marketing. La rieducazione delle anime passa oggi attraverso internet e i social network, stabilendo nuovi standard etici e fisici, la desiderabilità di un oggetto ma, cosa ben più grave, di una persona.

sorveglianza

Ad aggravare questa tendenza già in atto ai tempi della pubblicazione dei dialoghi tra Lyon e Bauman vi è indubbiamente l’isolamento sociale imposto dalle normative statali e aziendali legate all’epidemia SARS-Cov2 che hanno creato una ferita difficilmente sanabile a tutti i livelli della società, imponendo i social come unica forma di socializzazione e andando così a rafforzare quella spirale discendente fatta di like, condivisione, massificazione, finta originalità finalizzate a ottenere un appagamento immediato, mediante il rilascio di endorfine al raggiungimento del millesimo like, capace di plasmare una cultura della sorveglianza totale. Escludendo però chi in questo mondo digitale non si riconosce o chi non rispetta gli standard che la moda e la velocità del mondo social impongono. E non abbiamo ancora idea delle conseguenze che questo potrebbe avere sulla psiche individuale e sul  tessuto sociale nel suo complesso negli anni a venire.

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In copertina: Ti spiano (collage) | Alberto Caresio