Storie geopolitiche di mostri e continenti

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Iniziazione al pensiero di Carl Schmitt attraverso la sua concezione mitologica della storia: l’epico scontro tra Behemoth e Leviatano.

Daniele Mussa

“La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime”

Carl Schmitt

Da sempre giornalisti, commentatori e tuttologi televisivi e su carta stampata si interrogano o cercano di tirare acqua al proprio mulino -come la dialettica inevitabilmente richiede- per spiegare al grande pubblico le dinamiche complesse della politica internazionale e  degli arcana imperii.

L’analisi della genesi, dell’apogeo e della decadenza degli imperi del mondo è di difficile comprensione ed è stata spesso utilizzata per scopi politici e partigiani da innumerevoli studiosi o da accademici. Talvolta eccessivamente narcisisti e autoreferenziali, incapaci di fornire una visione originale o una chiave di lettura capace di spezzare le convenzioni, presentando un modello analitico valido, sufficientemente onnicomprensivo e capace di reggersi in modo autonomo senza ricorrere a salti mortali mentali o a pesanti storpiature destinate poi, inevitabilmente, a inceppare la “macchina” della produzione scientifica generando contraddizioni in termini e dissonanze cognitive difficilmente sanabili, senza attente e profonde riflessioni.

La costruzione di grandi narrazioni, utile a muovere popoli e a giustificare azioni belliche e diplomatiche, spesso e volentieri ostacola la ricerca della verità e, a partire dalla contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica (1945-1989), si è operato per individuare uno schema interpretativo della realtà funzionale al perseguimento di determinati obiettivi: con la nascita del mondo multipolare -l’avvento della globalizzazione- e la frammentazione del sistema internazionale in macro-regioni strettamente legate l’una con l’altra dal sistema economico capitalista post-fordista; e da un complesso sistema sovranazionale con ai vertici l’Organizzazione delle Nazioni Unite e le Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI, Banca mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Organizzazione mondiale del commercio) ciascuna dotata di regole proprie, siano esse legate al diritto pubblico internazionale o al diritto commerciale.   

Ognuno di questi attori, naturalmente, ha costruito una narrazione propria utile a sedimentare e a rafforzare il proprio potere e a giustificare la propria ingerenza in sfere geografiche, morali e politiche antitetiche alla propria: non bisogna dimenticare, infatti, che le IFI sono nate proprio dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)  e dalla volontà degli Stati Uniti di costruire un Ordine Mondiale Liberale (il cui cantiere è stata la Conferenza di Bretton-Woods, 1944) imperniato sul libero commercio e sul sistema di sicurezza fornito dall’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del nord (NATO, 1949).

Il caos del mondo contemporaneo è esacerbato ulteriormente dalla sovrabbondanza comunicativa -siamo entrati nell’era delle notizie false- e dalla tendenza a semplificare eccessivamente le lenti analitiche e l’inserimento di elementi emotivi utili a muovere le masse verso la direzione desiderata, come ben ricorda il testo La psicologia delle folle (Gustav Le Bon, 1895) sempre presente sul comodino dei grandi dittatori del Novecento.

In questa sede s’intraprenderà un’analisi della geopolitica che parte dai padri della disciplina: fu il geografo inglese Halford Mackinder (1861-1947) a elaborare per la prima volta la Teoria dell’Heartland -letteralmente il Cuore delle Terra– e a gettare le basi della moderna analisi della politica internazionale su basi geografiche.

Emergono gli elementi della geopolitica in chiave moderna

“Chi controlla l’Europa Orientale comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo”

Halford Mackinder

Prima di addentrarci nella presentazione del Sistema-Mondo è bene fornire al lettore una definizione autorevole e sintetica del termine geopolitica e di tutti i suoi connotati: utilizzando le parole del Generale Carlo Jean la geopolitica -scomparsa quasi interamente dal dibattito pubblico dalla fine della Guerra fredda- non è altro che la rappresentazione cartografica della relazione tra le principali potenze in un dato scenario (regionale, continentale, globale) arricchita da tutti quei fattori di natura geografica capaci di influenzare la capacità di un determinato Stato di prosperare: tra questi fattori troviamo sia i fattori fisici (clima, morfologia) sia le relazioni di interdipendenza esistenti tra tutte le entità politiche territorialmente definite e tutte le loro componenti.

Nel suo scritto The Geographical Pivot of History (1904), presentato alla Royal Geographical Society di Londra, Halford Mackinder afferma come il fulcro fondamentale della storia sia rappresentato dalla zona centrale del continente Eurasiatico e delimitato da confini naturali; ad ovest del fiume Volga ad est dal Fiume Azzurro (长江, Chang Jiang), a nord dall’Artide e a sud dalle cime più occidentali della catena montuosa dell’Himalaya.

All’epoca della scrittura del testo queste aree erano interamente in mano all’Impero Russo guidato dallo Zar Nicola II Romanov (1868-1918) ed erano al centro di quello che la storia della diplomazia e dei servizi segreti definì il Grande Gioco, o il Torneo delle Ombre (Tournament of Shadows): dato che l’Isola-Mondo rappresenta il centro delle aspirazioni geopolitiche delle grandi potenze per la propria posizione pivot in termini puramente geografici e alla presenza di oltre il 50% delle risorse mondiali, per lungo tempo l’intelligence e le diplomazie inglesi e russe hanno lottato l’una per sabotare e l’altra per conservare il dominio sulla regione architrave del mondo.

La Russia tentava di espandersi verso est, l’Inghilterra cercava di rafforzare la propria posizione coloniale in India, il tutto in un quadro in cui il decadente Impero cinese era in preda alle bramosie coloniali delle due potenze e degli altri imperi che si adoperavano per meglio rispondere alle logiche economiche e politiche originatesi dal Nuovo Imperialismo dello Scramble for Africa (la cui origine è da ricercare nella Conferenza di Berlino del 1878).

carl schmitt
La prima rappresentazione moderna dell’Heartland (Pivot area) e del Sistema-Mondo presente nell’articolo pubblicato da Mackinder nel 1904, The Geographical Pivot of History.

Con la costruzione di modelli analitici in ambito delle scienze politiche nel contesto del positivismo scientifico, tuttavia, per la prima volta emersero delle tendenze della storia umana e delle sue civiltà, presentate in modo elegante e scientifico dall’esponente della “civiltà del mare”: Mackinder infatti fu il primo a mostrare alla Storia la necessità di conservare e espandere un ordine geopolitico -che al suo interno include modi di vivere, di concepire la realtà- di natura marittima, quello che negli anni più recenti è identificabile nell’Atlantismo

Di contro, e qui ci avviciniamo al nostro testo di riferimento, si sviluppò la naturale controparte ideologica e analitica della geopolitica, rappresentata dalla visione del mondo tellurica -il moderno Eurasiatismo– presentata dal Generale tedesco Karl Haushofer (1869-1946), teorico del Lebensraum tedesco -di fondamentale importanza per comprendere le operazioni intraprese dalla Germania del Terzo Reich per la costruzione di un Nuovo Ordine Europeo (Neue Ordnung)– un militare di vecchia scuola influenzato pesantemente dalla lettura dello Stato come organismo (1916) del padre della geopolitica moderna, il geografo svedese Rudolf Kjellen (1864-1922)1.

Rudolf Kjellen fu il primo intellettuale a concepire lo Stato come essere vivente che evolve al pari di un organismo con l’influenza delle tendenze storiche e geografiche. Haushofer ampliò poi la teoria di Kjellen fino a definirla la “scienza del sangue e del suolo”, termini che ben presto furono inglobati nelle logiche del potere e della propaganda della Germania hitleriana proprio per i suoi connotati eccessivamente deterministici e per le sue utili funzioni politiche. Per un’analisi semplificata della genesi della disciplina si invita alla lettura della Prima lezione di storia delle relazioni internazionali (2006) di Ennio di Nolfo.

Come “reazione” alle rivendicazioni marittime di Mackinder, Karl Haushofer e una serie di intellettuali russi tra cui Nikolai Trubetskoy (1890-1938) elaborarono in modo parallelo e simultaneo l’esigenza di formare un’alleanza geopolitica di Russia, Germania e Giappone per far da contrappeso alle macchinazioni dei servizi di intelligence britannici, che puntavano a far mantenere vive le ostilità tra questi paesi: con la formulazione moderna della dottrina Eurasiatica era finalmente emerso nel dibattito politico e accademico il millenario scontro tra modi di vivere. 

Due idee metafisiche di civiltà profondamente diverse poiché rette da elementi antitetici e in “continua dialettica”.

“Debbo inviarle il mio libricino Terra e Mare? Vi si afferma alla fine che secondo un’antica dottrina la storia dell’umanità è un cammino attraverso i quattro elementi. Ora siamo nel fuoco… ciò che viene chiamato nichilismo è combustione… dalle ceneri nasce poi la Fenice, uccello che simboleggia il regno dell’aria”

Carl Schmitt a Ernst Jünger (1895-1998) corrispondenza epistolare, dicembre 1942

Halford Mackinder e Karl Haushofer, che per primi portarono alla luce la dialettica tra le Civiltà della Terra e quelle del Mare gettando le basi per la moderna analisi geopolitica.

Le bestie mitologiche che muovono la storia

  “L’uomo ha del suo ‘spazio’ una determinata coscienza, soggetta a grandi mutamenti storici”

Carl Schmitt

Ed è proprio nel quadro di questa titanica lotta che si inserisce l’opera del giurista tedesco Carl Schmitt (1888-1985), Terra e mare – una riflessione sulla storia del mondo (1942), personaggio chiave della giurisprudenza tedesca -in opposizione dottrinale a un altro personaggio chiave del diritto di matrice tedesca, Hans Kelsen (1881-1973)- che si adoperò per fornire una legittimazione giuridica alla conquista dello spazio vitale tedesco; nonostante l’elaborazione di un lessico giuridico costruito ad hoc per soddisfare la sete di potere di Hitler (1889-1945), i  gerarchi nazisti videro sempre con gran sospetto il giurista e lo tacciarono di opportunismo fino alla caduta di Berlino (1945).

Schmitt scrisse questo breve saggio in forma di racconto per la figlia Anima, isolato nella capitale tedesca ormai da tre anni; totalmente impegnato al massimo sforzo bellico, dopo essersi completamente estraniato dalla tragica attualità politica del suo tempo e aver approfondito a lungo la filosofia della storia e le visioni escatologiche: ovvero la ricerca ultima del destino del genere umano.

Come presentato nell’appendice di Franco Volpi, Schmitt si prodiga a indagare le forze elementali occulte che operano nella storia universale dell’umanità viaggiando attraverso le cosmogonie prescoratiche, l’analisi delle dottrine della massoneria moderna e degli archetipi presenti in molti romanzi del suo tempo -affascinante a questo proposito l’analisi di Moby Dick (1851) di Herman Melville (1819-1891)- utilizzando come metafora della storia del mondo il millenario scontro tra il Leviatano e il Behemoth, creature mitologiche che rappresentano rispettivamente le forze del mare e le forze della terra, nonché la rappresentazione biblica del potere delle forze della creazione.

Il Leviatano è una figura chiave non solo nella mitologia e nell’esoterismo ma anche nella formulazione dottrinale dello Stato moderno fatta propria da Thomas Hobbes (1588-1679) nel suo Leviathan (1651)

Il Leviatano è qui presentato come “la comunità politica o Stato, in latino civitas, il quale non è altro che un uomo artificiale, sebbene di statura e forza maggiore dell’uomo naturale, per la cui protezione e difesa fu creato”. 

Schmitt era affascinato dagli scritti di Hobbes, al punto di scrivere, in una delle corrispondenze epistolari con Ernst Jünger risalente all’11 luglio 1938: “Hai mai sentito parlare del grande Leviatano, e non ti punge la vaghezza di curiosare in questo libro? Prudenza, caro mio! Questo è un libro in tutto e per tutto esoterico, e l’esoterismo che vi si cela è tanto più abissale quanto più entri nel libro… non pretendere di forzare gli arcana, ma aspetta di esservi ammesso e iniziato in modo conveniente.”

carl schmitt
William Blake, Rielaborazione di “Behemoth contro Leviatano

A partire dall’epico scontro dell’antichità di Roma -potenza terrestre con ambizioni sul Mediterraneo- contro Cartagine -potenza marittima e commerciale- vinta da Roma ed elevata così da Repubblica a Impero Schmitt ricostruisce il percorso storico compiuto da queste due “bestie” in lotta anche in relazione ai profondissimi mutamenti di natura filosofica e spaziale legati alle inevitabili conseguenze delle nuove scoperte geografiche e della navigazione.

Riprendendo il pensatore e geografo Hegeliano Ernst Kapp (1808-1896) Schmitt analizza la trasformazione degli Imperi attraverso i secoli utilizzando come punto di riferimento la dimensione acquatica che vedrebbe l’evoluzione delle civiltà attraverso il dominio dei fiumi -l’epoca potamica delle civiltà egizie e mesopotamiche- passando per l’epoca talassica delle vicende del Mar Mediterraneo fino a giungere all’epoca oceanica a partire dalla scoperta dell’America (1492).


Il potere tellurico è per sua natura fisso, mentre il centro del potere marittimo è, per sua essenza, in continua espansione passando da Cartagine a Venezia, dall’Olanda all’Inghilterra; ma non si tratta tuttavia di poteri assoluti, escludenti l’un altro, bensì di elementi interdipendenti ed esistenti l’uno in funzione dell’altro: le battaglie navali si spostano sui ponti dei velieri trasformandosi in un corpo a corpo e la dimensione marittima è di importanza strategica per molte grandi potenze -come la Francia- aventi per il loro posizionamento sull’atlante una dimensione prettamente tellurica: terra e mare si compenetrano in una danza mortale e ipnotica nel corso dei secoli senza mai giungere a una sintesi.

“Le grandi trasformazioni dell’immagine geografica della terra sono solo una manifestazione superficiale di quella profonda metamorfosi cui si allude con un’espressione così gravida di conseguenze come rivoluzione spaziale. (…) Affinché si realizzi una rivoluzione spaziale occorre qualcosa di più di un approdo su un territorio prima sconosciuto. Occorre una trasformazione che abbracci tutti i livelli e tutti gli ambiti dell’esistenza umana”

Carl Schmitt

Facendo una profonda analisi della trasformazione del concetto di spazio, Schmitt presenta così le appassionanti vicende di esploratori, bucanieri e cacciatori di pelli impegnati inconsciamente a portare avanti un disegno “divino”, escatologico: figli del mare e della terra destinati a espandere gli orizzonti dell’umanità non solo attraverso gli elementi di terra e acqua ma anche sviluppando la padronanza del fuoco -metafora dello sviluppo del motore a scoppio- per il dominio dell’aria (l’aviazione, rappresentata in questo caso dal mitologico Grifo, lo Ziz della tradizione ebraica), tappa ultima della trasformazione della visione geografica e cosmologica del mondo.

La trasformazione delle tecniche di navigazione, lo scontro geopolitico attraverso le guerre commerciali e la pirateria, la trasformazione della guerra e l’evoluzione tecnologica sono analizzate da Schmitt con grande attenzione nelle loro conseguenze e nei loro impatti più o meno immediati sull’evoluzione dell’umanità: spetta al lettore attribuire a Terra e Mare il significato che più gli si addice. 

Le semplici elucubrazioni di un erudito in cattività? L’analisi ermetica dello scontro tra filosofie di vita antitetiche? Oppure, molto probabilmente, la ricerca di una sintesi sufficientemente elegante ed esaustiva, per tentare di fornire risposte ad un’umanità che già nel 1942 si stava ponendo quesiti di natura esistenziale, in un periodo di profondissime trasformazioni della tecnica, della concezione del mondo e della realtà stessa. Per rispondere a questi quesiti e avvicinarsi alla realtà Schmitt ritiene che si debba avanzare passo dopo passo attraverso l’esercizio del pensiero logico-razionale e l’intuizione; poiché la verità, secondo il giurista tedesco, è per sua natura, segreta e personale, al contempo frutto di studio e iniziazione.

“Cresce, inarrestabile e irresistibile, il nuovo nomos del nostro pianeta. Lo invocano le nuove relazioni dell’uomo con i vecchi e i nuovi elementi, e lo impongono le mutate dimensioni e condizioni dell’esistenza umana. (…) Perciò molti vedono solo un disordine privo di senso laddove in realtà un nuovo senso sta lottando per il suo ordinamento.”

Carl Schmitt

La moderna scienza politica ritiene che attualmente siamo in una fase di transizione: il bipolarismo geopolitico USA-URSS è stato sostituito nel corso degli anni Novanta e del primo decennio del 2000 dall’unipolarismo a guida americana. Le conseguenze del mutamento dei sistemi di produzione e della distribuzione della catena globale del valore, accompagnata dalla sovraesposizione imperiale (imperial overstretch) di Washington e dall’emergere di nuove -ma neanche tanto- grandi potenze come la Russia e la Repubblica Popolare Cinese che stanno mettendo fortemente in discussione questo modello a favore di un sistema di relazioni internazionali multipolare. 

Note

  1. Rudolf Kjellen fu il primo intellettuale a concepire lo Stato come essere vivente che evolve al pari di un organismo con l’influenza delle tendenze storiche e geografiche. Haushofer ampliò poi la teoria di Kjellen fino a definirla la “scienza del sangue e del suolo”, termini che ben presto furono inglobati nelle logiche del potere e della propaganda della Germania hitleriana proprio per i suoi connotati eccessivamente deterministici e per le sue utili funzioni politiche. Per un’analisi semplificata della genesi della disciplina si invita alla lettura della Prima lezione di storia delle relazioni internazionali (2006) di Ennio di Nolfo.

Contenuti multimediali

Pax, mari e globalizzazione | Dario Fabbri | TEDxLakeComo

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In copertina: Behemoth contro Leviatano di William Blake (1757-1827)