elettronica cyber-femminista arca

L’elettronica cyber-femminista di Arca

Il racconto di quando Arca si esibì per due volte nello stesso anno in Italia e della sua elettronica cyber-femminista in costante mutazione.

È stato durante il 2017 che iniziai ad ascoltare e appassionarmi alla figura di Arca. Mi considero fortunato nel poter dire di averla vista dal vivo ben due volte. La prima fu a inizio anno, ad un evento satellite di club2club a Milano. Una di quelle serate in cui riciclano alcuni artisti della passata edizione dell’evento principale, che si svolge a inizio novembre a Torino. Fu in realtà una serata straordinaria, con in line-up Toxe, Gaika, Yves Tumor e Arca. Il contesto era particolarmente multiforme e quasi rapsodico, sia per la scelta di ambientare la serata all’interno del padiglione di moda Gucci, sia per la scelta degli artisti stessi, così lontani tra loro, ma allo stesso capaci di ben rappresentare quel periodo di fermento e feticismo per l’elettronica hi-tech.

Rimasi decisamente stranito dalla performance di Arca. Si trattava di un dj-set a tema reggaeton, ma c’erano intermezzi con suoni distorti e stretched, visuals di cani deformati, tumori e scene di macellazione del pesce, tratte dal meraviglioso Leviathan ( Lucien Castaing-Taylor / Véréna Paravel, 2012), curate da Jesse Kanda. Il forte contrasto tra la carica erotica della musica e la gestualità provocante di Arca e le visioni violente, disturbanti e stomachevoli mi catturarono. Iniziò un nuovo percorso di ascolti, fatto di suoni mutanti e ritmiche sconnesse: Oneohtrix Point Never, Lotic, Amnesia Scanner e Forest Swords, giusto per citarne alcuni. Di li a poco uscì l’album che in qualche modo consacrò Arca alla nicchia del pubblico hyperpop, l’omonimo e viscerale Arca (XL Recordings, 2017). Il primo disco in cui Arca, oltre che compositrice diventa cantante. Ma da dove arrivava quella voce così sofferente e aliena?


Dischi in trasformazione

È proprio il concetto di alieno, inteso come mostro o entità abortita che caratterizza l’embrionale esordio &&&&& (PAN, 2013). Il gusto per la scomposizione di Hearness, l’escrescenza erotica di Waste e un indefinito auto-caratterizzarsi segnano fin da subito la creazione di un immaginario parallelo, che accompagnerà l’artista fino agli esiti attuali. Come l’alieno-incubatrice di Aliens-Scontro finale (James Cameron, 1986) Arca genera per mitosi una quantità di tracce musicali che sembrano essere dei cloni diretti della sua personalità indefinita, caotica e tormentata. Una mutazione è in corso, che coinvolge la sua sfera sessuale e la sua identità più profonda. Così in Xen (Mute Artists, 2015) sembra prendere forma la diva un po’ pesce-parassita e un po’ xenomorfo-DBSM, che particolarmente con Thievery, si manifesta scalpitante, in attesa di uscire dal bozzolo.

Attraverso la rappresentazione di “un immaginario personaggio genderless cibernetizzato” (Papacci, 2019), una condizione di mutazione permanente si percepisce soprattutto in Mutant (Mute Artists, 2015), forse il capolavoro dell’artista venezuelana. In tracce come Mutant e Vanity si percepiscono il dolore e allo stesso tempo un senso di amore profondo di sé. Temi che caratterizzeranno principalmente anche Arca. Come già si diceva, Arca è un disco che introduce un elemento nuovo e sostanziale alla sua musica: la voce. Non si tratta semplicemente di aggiungere delle linee vocali a delle basi, bensì di complicare ulteriormente le complesse strutture musicali. Così, come un mutagene alieno rivelatore del sé, la voce da forma alla straziante Reverie, ma allo stesso tempo si ritrae nell’emblematica Castration.


Liberazione e futuro

La seconda occasione d’incontro avvenne a novembre dello stesso anno, proprio alla nuova edizione di club2club, nel quale fu inserita tra gli headliners. La serata era l’ultima del tour di presentazione del nuovo disco. Sapevo già cosa aspettarmi, e non vedevo l’ora di essere ulteriormente sconvolto. Un’immagine ricordo come particolarmente vivida, al tempo stesso perturbante ed erotica. Una visual mostrava in primo piano una sessione di anal-fisting, in cui ogni penetrazione del pugno nel culo era accompagnata dal quel suono di botte tipico di Street Fighter; e Arca, con la sua tuta cyber-fauno-porno, ripeteva: “Don’t be scared! It’s just bodies, loving each other!”.

Ma non è finita! Dopo aver prodotto album per Bjork, Kelela e FKA twigs, esce Kick i (XL Recordings, 2020), un disco in cui la trasformazione giunge a un ulteriore sviluppo. La voce diventa arma, i toni si fanno aggressivi, e si respira una sensazione di resilienza. Un disco altamente espressivo, che mostra il connubio d’identità ormai raggiunto tra l’alieno Arca e il suo ospite umano Alejanda Ghersi. Il termine di un percorso probabilmente intrapreso anni fa, di modificazione del corpo, di transizione di genere, giunge all’agognata liberazione e apre le porte al divenire Cyborg. In generale l’estetica dell’artista segna un capitolo totalmente inedito, sia per la concezione di un pop sempre più decentrato rispetto alle logiche del mercato musicale, sia per la sua carica eminentemente politica. Infatti, non è un caso che Arca sviluppi la sua identità attraverso rappresentazioni di cyborg e alieni. Questi temi sono alla base della letteratura Xenofemminista, che si batte non solo per i diritti della comunità Queer, ma anche per destituire la ormai stantia distinzione di genere uomo/donna, e far spazio a coloro che preferiscono identificarsi in qualcosa di più interessante.

EXTRA

Oltre il gender con le letture di Preciado e Long Chu