Charlie's Angels

Sex-positivity e mezzo secolo di Charlie’s Angels nei media

Era il 1976 quando la ABC, storica emittente televisiva statunitense, introduceva nella sua programmazione una nuova fortunata serie, destinata ad influenzare la cultura e l’immaginario pop dei decenni a seguire: Charlie’s Angels.

La serie si svilupperà in cinque stagioni e 118 episodi, avrà un enorme successo e sarà trasmessa fino al 1981. Negli stessi anni si apriva all’interno del movimento femminista un dibattito radicalmente significativo che avrebbe portato, nei primi anni ’80, alla nascita del femminismo sex-positive e alla fine della seconda ondata femminista. Un momento di cesura che passa alla storia come quello delle Feminist Sex Wars

Cos’era successo

A partire dai primi anni ’60 le istanze della seconda ondata femminista avevano sconvolto e rivoluzionato il panorama sociale statunitense. Conquistando, ad esempio, il diritto al divorzio senza frode e l’introduzione della pillola contraccettiva orale. Denunciando, in questo modo, la subalternità del ruolo sociale della donna all’interno della vita pubblica e di quella privata. Furono poste le basi teoriche per la nascita di quelli che, dagli anni ’70-’80, si sarebbero costituiti come Gender Studies.

La rivendicazione femminista del diritto all’autodeterminazione e alla parità di genere aveva messo in crisi un ordine secolare. Gli Stati Uniti e il resto del mondo occidentale con loro erano scossi ed increduli. Se l’immagine della donna come angelo del focolare, madre, moglie o amante disponibile e servile era stata radicalmente rifiutata, poteva tuttavia il femminismo conciliarsi con il sex appeal?

Cosa c’entrano le Charlie’s Angels

Ed ecco che in questo panorama confusionario nascono le Charlie’s Angels. 
Charlie’s Angels racconta le avventure di tre giovani detective bellissime, determinate, forti e intelligenti al servizio del misterioso Charlie e della sua agenzia, la Charles Townsend Investigations.
Charlie non appare mai alle protagoniste e comunica con loro unicamente via telefono grazie al supporto dell’assistente Bosley, il quale spesso affianca gli Angeli nelle loro missioni. Ogni puntata le vede alle prese con un nuovo caso sotto copertura che puntualmente viene risolto grazie alla loro astuzia, al loro gioco di squadra e, soprattutto, grazie alla loro carica seduttiva: i villains, distratti ed ammaliati dal fascino delle protagoniste cadono inesorabilmente nella trappola da loro tesa.

Così, attraverso un pattern banale (e se vogliamo vagamente paraculo), le Charlie’s Angels dimostrano che sì, le donne possono essere indipendenti, forti, sensibili alla tematica della parità di genere, intelligenti e soprattutto super sexy. Rincuorante no?

Charlie's Angels

Ma la serie delle Charlie’s Angels è femminista?

No, la serie delle Charlie’s Angels non è femminista. Basta citare le due battute di Charlie nei titoli di testa in ogni puntata, per cogliere il mood di una produzione ancora lontana da un certo grado di consapevolezza rispetto al tema.

“Once upon a time, there were three little girls who went to the police academy. And they were each assigned very hazardous duties; but, I took them all away from all that and now they work for me. My name is Charlie.”

Lo stesso rapporto tra gli Angeli e Charlie è di stampo patriarcale e l’idea reiterata che Charlie abbia salvato gli Angeli dal loro poco gratificante lavoro presso la polizia non fa che rimarcare il problema. Tuttavia, per la sua audience, la serie rappresenta un luogo di apertura ed elaborazione del rapporto tra femminismo e immagine della femminilità e del sex appeal convenzionalmente veicolata dalla TV e dal cinema. E tutto ciò all’interno del medium più mainstream e pervasivo dell’epoca: la televisione.

Le Feminist Sex Wars

A partire dai primi anni ’80 il femminismo sex-positive germoglia proprio a partire dalla convinzione che la libertà sessuale rappresenti una componente essenziale per il processo di emancipazione e liberazione della donna e non solo. Soprattutto per la rifondazione di una società più inclusiva e meno repressa. Nel corso degli anni il femminismo sex-positive crea uno spazio di riflessione e azione in cui molte lotte convergono. Come l’attivismo LGBTQI, la lotta anti-censura per la riappropriazione e liberazione dei corpi, e l’impegno per un’educazione sessuale diffusa e per tutt*, e il supporto alle/ai sex workers del porno, del web, e della strada.

Fin da subito al fronte sex-positive si oppone un secondo fronte femminista, quello del cosiddetto femminismo sex-negative. Quest’ultimo legge in una buona parte delle pratiche e dei gusti erotici, il frutto dell’interiorizzazione del patriarcato. In particolare il femminismo sex-negative è in aperta critica con il sex work e con il mondo della pornografia, ma anche con alcune pratiche erotiche, come il BDSM. Che vengono lette come espressioni massime del dominio patriarcale interiorizzato.

In seno al femminismo sex-positive nasce, tra le altre cose, il Postporno, un modo nuovo di intendere, realizzare e vivere la produzione pornografica: femminista, libera, inclusiva ed eterogenea. Ed è in seno al femminismo sex-positive che nascono le lotte per il riconoscimento dei diritti e per la decriminalizzazione del lavoro sessuale.

Il femminismo sex-positive, dunque, abbraccia una visione della sessualità, della presentazione dei corpi e dell’esperienza erotica che combatte lo stigma, che mira alla decostruzione dei tabù sessuali e che lavora attivamente sulle modalità di tali rappresentazioni, in un’ottica femminista che riconosce agli individui la propria autonomia di scelta, qualunque essa sia, all’interno di uno spazio safe e consensuale.

Le Charlie’s Angels dopo la serie televisiva

Tra gli anni ’70 e ’90 diverse produzioni strizzano l’occhio più o meno esplicitamente alla serie ormai cult, da Baywatch alle Spice Girls. Spesso le copie vengono svuotate del tentativo critico degli originali e il discorso della visibilizzazione delle istanze femministe e della revisione della modalità di rappresentazione dei personaggi femminili a livello mediatico e culturale rimane stagnante ed osteggiato.

Charlie's Angels

Poi gli anni ’90, e la terza ondata femminista torna a cambiare le carte in tavola. A livello di sottoculture nascono le Riot Grrrl, movimento punk femminista underground che in molt* considerano proprio la mamma della terza ondata. A livello di cultura pop mainstream il discorso femminista viene fagocitato e propinato nel fenomeno “girl power” che propone una sorta di empowerment light e riporta in auge il discorso dell’equilibrio tra femminismo e femminilità. Una mossa di marketing ben congegnata che però ci ha regalato Xena – Principessa guerriera (e i miei pomeriggi estivi dalla nonna non sarebbero stati la stessa cosa). Un trend che ritroviamo in numerose produzioni del periodo, come Buffy l’Ammazzavampiri, e che ripresentano, dopo qualche anno di pausa, personaggi femminili in ruoli centrali e d’azione.


Charlie’s Angels – il film del 2000.

È nel 2000 che le Charlie’s Angels diventano un film, co-prodotto da Drew Barrymore, la quale interpreta anche una delle Angels. Con Cameron Diaz e Lucy Liu la triade iconica si rincontrerà in un sequel del 2003. Ci risiamo: tre delle attrici più sexy e provocanti della Hollywood del momento unite in un unico film per la gioia di tutto l’universo. 

Charlie's Angels

La trasposizione cinematografica si propone in maniera piuttosto fedele all’originale, a partire dalla ripresa del tema della colonna sonora e della voce di John Forsythe, che aveva già vestito il ruolo di Charlie nella serie. Ma il film del 2000 fa un’operazione sottile e importante: pur ricalcando il modello va a lavorare proprio sugli aspetti critici che l’originale aveva manifestato attraverso il suo sottotesto fondamentalmente patriarcale. Ne è un esempio la riscrittura del discorso introduttivo di Charlie che questa volta recita:

“Once upon a time there were three very different little girls, who grew up to be three very different women. But they have three things in common: they’re brilliant, they’re beautiful and they work for me. My name is Charlie.”

Senza soffermarci troppo, c’è uno spostamento nell’immaginario di chi ha partorito il film. Innanzitutto le protagoniste smettono di essere “little girls” e diventano “women”. Donne adulte, che hanno scelto di lavorare per Charlie. Nessuno ha salvato nessuno. Tre persone (brillanti e bellissime) lavorano per una quarta, che è semplicemente la norma nel nostro assetto mondiale.

Una svolta

Questo tipo di operazione è applicato durante tutto il film, ed è un lavoro semplice che abolisce ogni caratterizzazione maschile di tipo machista, rappresenta equilibri sani tra i generi e racconta di frequentazioni libere, paritarie e non-violente tra le protagoniste e i loro flirt (uomini) e di sostegno ed amore incondizionato e reciproco tra donne.

Charlie's Angels

Manate in faccia a secondini, tenute da mistress, incitazioni alla rivolta in multinazionali: Charlie’s Angels 2000 non è un film politico, né pretende di esserlo. È una commedia leggera, d’azione che, tuttavia, è ambientata in un mondo nel quale il dominio patriarcale e le gerarchie di potere sono qualcosa di cui ormai possiamo ridere. È il puro concentrato del trash che tanto ci piace di quegli anni, dalla moda, ai colori, all’illusione luccicante che tutto sarebbe andato per il meglio.


Insomma

Se parte del femminismo ha criticato il fenomeno Charlie’s Angels per la sua presunta mancanza di aderenza al discorso femminista, da femministe sex-positive riteniamo che l’essere sexy, provocanti ed esplicite non rappresenti un problema, né tanto meno un’espressione della sottomissione al dominio patriarcale. Sono le modalità delle rappresentazioni e il sottotesto che le genera che dovrebbero essere oggetto di critica. Combattiamo l’atteggiamento moralista che limita le variegate modalità possibili di stare nel mondo, anche in ambito sessuale, bollandone una parte come “malsana”. E ricordiamoci che un film di Hollywood non sarà mai un manifesto rivoluzionario. Dal cinema pop pretendiamo piuttosto un racconto sano, che non normalizzi dinamiche sessiste, esclusiviste o violente. Charlie’s Angels, nel suo piccolo e con l’attitudine disimpegnata e ironica di una commedia trash, fa un po’ questo. E per questo ci piace.

Charlie's Angels

P.s. Charlie’s Angels – il film del 2020

Il 3 giugno 2020 esce in Italia (in streaming, per via della pandemia da Covid-19) un nuovo capitolo dell’avventura con un cast ed un’estetica del tutto rinnovati. L’abbiamo visto per completezza ma sappiate che lascia il tempo che trova. La classica commedia d’azione basic ma con protagoniste femminili che si sparano qualche uscita alla Freeda qua e là. E le cose alla Freeda, che è tante cose ma non femminismo, non hanno motivo di rientrare nel nostro discorso.


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Oltre il gender con le letture di Preciado e Long Chu