Bioarte: un campo di grano a Manhattan

L’arte contemporanea spazia tra diversissime tecniche, filosofie, stili e materiali. Nella seconda metà del Novecento si è mescolata con le nuove visioni della società e le nuove teorie, come quelle dell’ecologia e dell’anticapitalismo. Al giorno d’oggi, nonostante la causa ambientalista sia arrivata ai massimi livelli di divulgazione, si parla ancora poco dell’arte legata all’ecologia. Ecologia, in senso largo, significa prendere in considerazione tutto l’ambiente che ci circonda. Gli esseri viventi non sono soltanto gli esseri umani – no, mi dispiace-, o le piante, e gli animali.

Una tassonomia della disciplina

Ogni materia, nel suo più piccolo movimento d’elettrone, è in un modo nell’altro, viva. E così lo sono i materiali che possono essere utilizzati nella produzione creativa umana. Ma gli artefatti da noi realizzati, dal più poetica alla più elettronica, copiano sempre un modello di vita che si rifà alla natura. Ogni macchina, a modo suo, lotta per la sua sopravvivenza, contro invecchiamento e virus, come fanno tutte le vite.

Questi concetti sono stati elaborati non solo da filosofi e scienziati, ma anche da artisti di vario genere, che soprattutto tra la fine degli anni Sessanta e i primi Duemila si sono dedicati a una ricerca artistica che prendesse in considerazione le forme di vita. Anche le più piccole. Andiamo a ritroso: il sottoinsieme più piccolo di questo mondo dell’espressione artistica è l’Arte transgenica, che utilizza l’ingegneria genetica. Segue l’Arte genetica, che può essere anche solo un’opera che rappresenta il DNA, ma anche una vera simulazione di processi genetici o la creazione di ibridi vegetali.

Su scala più grande lavora l’Arte biotecnologica, che può manipolare cromosomi, attuare processi di sviluppo di colture o la manipolazione degli organismi viventi più complessi grazie a interventi biotecnologici. Tutte queste forme d’arte riempiono il grande sottoinsieme della Bioarte, l’arte che è viva o che possiede componenti viventi. Della Bioarte fanno parte la Land Art e l’Arte ecologica.

Anche l’arte ecologica è un termine che copre pratiche artistiche differenti. Per esempio, sul sito greenarts.org si possono trovare informazioni e liste di artisti per imparare a realizzare le proprie opere d’arte in maniera totalmente sostenibile. Tuttavia, dobbiamo ricordarci che il mondo dell’arte utilizza solitamente materiali che puntano a una durabilità molto lunga, e così è sempre stato sin dalle prime statue in marmo. In altri casi, l’arte ecologica si esprime nella poetica e nella scelta dei materiali.

Una composizione vivente

Un caso esemplare e storico è l’opera di Agnes Denes. Quest’artista, nata a Budapest nel 1931 e cresciuta a New York, ha il merito di aver realizzato la prima opera d’arte site-specific, cioè creata appositamente per un ambiente, con dei palesi intenti ecologici. Una delle sue prime clamorose performance si intitola Rice/Tree/Burial, presentata nel 1968 a Sullivan County, New York. L’opera era il primo esercizio dell’esperienza Eco-Logic, un insieme di opere d’arte site-specific che unissero concettualmente alcuni pensieri filosofici al problema ecologico. L’opera fu riprodotta con diverse modifiche nel 1977 per l’Art Park di New York.

Agnes Denes ha ricreato una vera e propria piantagione di riso, che rappresentasse la vita, e la tesi dell’opera. L’opera è presentata come un rituale, con l’intento di produrre una visual Philosophy. Sempre nello stesso luogo, ha incatenato un albero, con un simbolismo che facesse riferimento all’interferenza con la crescita della natura, che però resta forte e riesce a combattere contro chi prova a costringerla, come se fosse l’antitesi del trattato visual-filosofico.

Infine, l’artista ha sotterrato i suoi haiku, un genere di poesia giapponese. Erano le uniche copie, e questo gesto rappresenta l’essenza della coscienza della terra nei nostri confronti, il legame ultimo con l’interramento. Inoltre, le poesie sono simbolo della creazione intellettiva, immateriale solo per luogo comune.

Chi semina arte… raccoglie grano

Un’altra opera di Agnes Denes è Wheatfield – A Confrontation, del 1982. Quest’opera ebbe molto più successo a livello mediatico, perché l’artista piantò un vero e proprio campo di grano in piena Manhattan, ai piedi delle Torri gemelle, grazie al Public Art Found, che le commissionò un’opera pubblica per un appezzamento di terreno di due ettari, che attualmente è il quartiere di Battery Park City. L’opera voleva essere un monito sull’abuso delle risorse naturali da parte degli esseri umani, ed è stata riprodotta, per l’Expo di Milano 2015, nella zona di Porta Nuova.

Figura 3. Agnes Denes con la sua opera Wheatfield A Confrontation , Manhattan, 1982 (fonte: oficinademuseos.wordpress.com)

Nella versione 1982, durante il mese di maggio, l’opera è stata realizzata grazie a 200 camion carichi di terra, scavata manualmente in 285 solchi, seminati a mano per 1,8 acri di grano. Se la Bioarte è l’arte che è viva o che possiede componenti viventi, stiamo parlando proprio di lei. Il 16 agosto 1982, a Manhattan, si raccolsero 450 chili di grano.


Bibliografia e sitografia

Denes A., Notes on Eco-Logic: Environmental Artwork, Visual Philosophy and Global Perspective,

in Leonardo, vol. 26, N. 5, Art and Social Consciousness: Special Issue, 1993
Mulatero I. (a cura di), Dalla Land Art alla Bioarte, Atti del convegno internazionale di studi di

Torino, 2007, PAV Parco d’Arte Vivente, Torino

http://www.agnesdenesstudio.com/works2.html http://greenarts.org/