PARATISSIMA – Una luce nelle tenebre del tardo 2020

Come un faro nella notte, le mostre di Paratissima 2020 continuano a portare la luce in un panorama culturale messo a dura prova dalle tenebre di un anno nefasto.

Dal 23 ottobre ha aperto i battenti l’edizione 2020 di PARATISSIMA, in un formato innovativo: quest’anno, per combattere la situazione emergenziale attuale, si estende per ben due mesi, rinnovandosi di volta in volta, offrendo al pubblico una fiera nuova, flessibile e in continua evoluzione.
Quattro saranno le “fermate” che ci accompagneranno fino all’8 dicembre, in un’esposizione antivirus: ingressi contingentati, biglietti acquistabili online e un percorso a senso unico permettono ai visitatori di non dover toccare assolutamente nulla durante la visita, lasciando spazio solamente all’esperienza dell’arte emergente, negli ambienti al pian terreno dell’ARTiglieria Con/temporary Art Center.

Una sincera boccata d’aria fresca, quella che si respira alla fiera di quest’anno: mai come prima d’oggi una mostra d’arte rinnova menti, occhi e animi, facendoci tornare a volte indietro di anni, altre nutrendoci di profonde riflessioni, altre ancora incidendo uno spontaneo sorriso di stupore.

Il futuro e/è la decadenza

È in tempi cupi come quelli attuali che nascono le riflessioni più profonde e impegnate, dalle semplici mascherine, che spuntano qua e là in diverse opere, a vere e proprie costruzioni tridimensionali di messaggi. Gli alunni del corso N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience ci presentano una selezione di artisti, alcuni dei quali fanno dell’analisi della società moderna e delle sue decadenze la missione della loro arte.

Miniature di distruzione

Mauro Pinotti ci racconta, nelle sue piccole costruzioni, di un futuro non troppo lontano, fatto di pezzi di scarto e di recupero: piccoli parallelepipedi di ferro arrugginito, pezzi di legno, cemento e sabbia sono la perfetta realizzazione della lenta disgregazione e distruzione del nostro mondo. È un piccolo universo di palazzi decadenti, racchiusi anche in teche di vetro, vano tentativo di proteggerci dalla loro condizione.

Futuro semplice ci porta a riflettere sulla direzione che come specie abbiamo intrapreso: l’uomo, nella sua folle corsa, si trova sull’orlo di un baratro, ed è pronto a trascinare con sé ogni cosa. Nulla può salvarsi: le sue maestose costruzioni verticali sono destinate alla ruggine, i campi e i prati muteranno in grigi deserti, e gli alberi a meste statue, vestigia di un passato abbondante e prolifico.

Black ti(d)e

Lo stesso senso di inquietudine per il futuro, ma con una denuncia volta all’immediato presente, ci pervade in Petroleum, la serie di opere in cui Elisa Baldissera ci fa sprofondare. Dalla stampa calcografica al collage, tutto viene sommerso da questa marea nera di oggetti combinati.
Il progetto nasce in seno al referendum abrogativo per le estrazioni petrolifere in Italia, nel 2016, e resta purtroppo più che attuale (una delle ultime è dello scorso 6 agosto, 3.800 tonnellate di greggio riversate in un’area protetta di Mauritius). Gli ecosistemi marini che vengono lambiti da questi disastri vengono aspramente feriti, e hanno bisogno di decine di anni per riprendersi completamente.

Elisa blocca nel nero delle sue opere bastoncini, stampe, tubi, maschere e bussole, accompagnati sempre da un piccolo dettaglio organico proveniente dal mondo subacqueo, un dettaglio che chiarifica immediatamente il messaggio dell’artista. Un’onda di resina intrappola infine ogni cosa, donando un effetto mirabilmente vicino ad una fotografia di un ecosistema marino prossimo al collasso.

La gemmazione ultrafisica di innesti umani

Paratissima 2020 luce tenebre

Nelle installazioni di Think BIG! colpisce Simone Benedetto in Graft room.
Appena entrati nella stanza si viene catapultati in un laboratorio cyber-steampunk. Un luogo gotico e futuristico al tempo stesso, dove non è ben chiaro come si stia operando sull’essere umano. Progresso scientifico, ingegnerizzazione genetica o creature shelleyane, moderni Frankenstein? Probabilmente entrambe.

Le sculture in jesmonite, lontano da una figura didascalica, sono chiuse su loro stesse, reticenti dall’accogliere innesti di alambicchi e provette di vetro. Quest’ultimi, come fiori d’ombra, gemmano dalla loro pelle. Ancora ne sono inconsapevoli, ma loro sono moderni Prometeo, tedofori sulla stessa carne del progresso, simbiosi di estetica e scienza.

Xenomorfi e pupazzi

Paratissima 2020 luce tenebre

Siamo felici di ritrovare ErreDueO con In Utero? (E l’uomo creò l’uomo) che, dopo The Elsewhen Knight, un ucronico cavaliere metallico, volge lo sguardo al futuro, con uno xenomorfico embrione neoumano. I dubbi, l’angoscia e l’etica della moderna ingegneria genetica si incontrano: non più cordoni ombelicali, ma tubi corrugati.

Paratissima 2020 luce tenebre

Ancora di Simone Benedetto è lo sproporzionato orsetto peluche all’ingresso, Teddy bear, un “gigante di ferri” creato con 6500 pistole giocattolo, alto ben 4 metri. La sua è una denuncia alla facilità con cui i bambini possono ormai accedere a contenuti violenti, pornografici e inadatti alla loro tenera età. Infatti, oltre ad essere alla portata di ogni smartphone, vengono sempre più sdoganati su tutti i media. Non c’è più differenza tra un tenero orsetto ed una pistola. I due oggetti che già da anni sono tenuti in entrambe le mani di molti bambini, si fondono in un tenerissimo e letale mecha-peluche.

EXTRA

Paratissima Talents 2020 – Gli spazi di ieri per gli artisti di domani