I robot pittori di Sougwen Chung

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Sougwen Chung esplora forme di collaborazione tra umano e macchina e fa ben sperare in un felice sodalizio tra artista e AI.

Rosa Barone

Il contesto familiare in cui nasce e cresce la canadese Sougwen Chung (da genitori emigrati da Hong Kong a Toronto) possiede in nuce quello che sarà il percorso della giovane artista: il padre, infatti, era cantante d’opera e la madre una programmatrice di computer. Se da bambini si è soliti dilettarsi nel disegno, per Sougwen il disegno va di pari passo con l’apprendimento della programmazione e con la creazione di siti web. È  attraverso lo schermo del computer che Chung si approccia alla visual Art; software di grafica, codici html e tag image sono per lungo tempo gli unici strumenti del suo “fare” creativo.

L’incontro con la disciplina della robotica, fulcro della sua ricerca artistica, avviene durante lo svolgimento della borsa di ricerca presso il Mit Media Lab (Massachusetts). Un incontro che si rivela illuminante per Sougwen e che la conduce a riflettere sulla possibilità di coniugare la scienza (la robotica) con l’arte tradizionalmente intesa (fatta di disegni, grafite, pennelli). L’artista canadese, approcciatasi in prima istanza alla visual art, attraverso lo strumento del computerrinuncia, di fatto, alla corporeità e al gesto fisico alla base delle arti figurative. Tenendo in considerazione  questo aspetto, Chung matura l’idea di voler impiegare la tecnologia e la robotica ma, questa volta, congiunta a modalità di creazione artistica non mediate da nessun tipo di schermo. Una modalità che le permetterà di reintrodurre il corpo (dell’artista) nell’atto creativo. 

Le prime ricerche

Nel 2014 Sougwen inizia la sperimentazione con l’intelligenza artificiale, tutt’ora in corso. Già a partire da questi primi studi, la ricercatrice  decide che le unità robotiche impiegate non sono da considerare come semplici strumenti adibiti all’esecuzione di comandi e dati da lei impartiti. Al contrario, per  Chung è un imperativo considerare le unità robotiche come collaboratori attivi dell’artista . L’esito di questa prima fase è D.O.U.G.1, Drawing operation unit generation, il primo di una lunga serie di unità robotiche. 

Doug 1 è un braccio robotico (costruito dalla stessa Sougwen con progetti open sourced) programmato per seguire e reagire in tempo reale ai movimenti e ai disegni realizzati simultaneamente dall’artista. Quest’ultima è fisicamente seduta accanto al braccio robotico con matite e pennarelli, pronta a disegnare sulla tela posta in piano. La risposta in tempo reale fornita dal robot è resa possibile grazie ad una telecamera posizionata in alto, perpendicolarmente alla tela, e ad un software di “visione artificiale” che traduce i movimenti di Sougwen in dati da trasmettere al braccio stesso. Questo tipo di studio si traduce, a partire dal 2015, in performance che Sougwen allestisce di fronte a un pubblico nel suo studio (a New York) o in spazi espositivi ad hoc. Nella sala, un monitor restituisce in video il “duetto visivo” che si  va creandosi tra l’artista e il suo collaboratore non umano, il tutto solitamente accompagnato da effetti sonori e illuminotecnici suggestivi.  

In occasione di una di queste performance, il verificarsi di una serie di imprevisti ed errori rivelano a Sougwen la congenita fallibilità ascrivibile alle unità robotiche. L’artista canadese si accorge durante la performance, infatti, che il robot non risponde fedelmente ai suoi movimenti. Doug talvolta vacilla, si interrompe e scivola accidentalmente con la propria matita sulla tela. Un simile imprevisto si traduce in una preziosa opportunità per Sougwen che prontamente si adatta al suo collaboratore e risponde a sua volta ai movimenti del braccio robotico. Con il tempo, l’interazione tra l’artista e Doug si fa più salda e Chung matura il suo longevo credo artistico: perseguire un’interazione tra uomo e macchina in cui l’AI non è né schiavo dell’artista, né è l’artista a dominare l’Ai.

La serie dei D.O.U.G

A D.O.U.G.1 seguono altre versioni, ognuna dedicata ad uno specifico nucleo di ricerca condotto da Sougwen. Per la seconda generazione di Doug, l’artista raccoglie una grande quantità di propri disegni (opere incompiute, bozzetti realizzati nel corso del tempo) che vengono memorizzati nelle unità robotiche tramite software specifici. In questo caso, Doug 2 non impara più solo dai movimenti eseguiti in tempo reale da Chung. Le sue reti neurali artificiali, attraverso l’uso di processi di machine learning, sono “addestrate” a rilevare gli schemi ricorrenti nei disegni di Sougwen.

L’unità robotica memorizza, pertanto, lo stile artistico di Chung e, durante la performance, integra quanto appreso precedentemente con la risposta in tempo reale ai movimenti dell’artista. Anche in questo caso Doug 2 manifesta dei risultati inaspettati. Il braccio robotico non realizza copie dei disegni memorizzati, ma genera, invece, interpretazioni sincrone estendendo e modificando il preset di dati fornitogli. Anche in questo caso l’artista  deve interagire e collaborare costantemente con l’unità robotica al fine della creazione artistica. 

Una squadra di piccoli robot mobili

La ricerca continua con la serie D.O.U.G. 3. All’impiego del braccio robotico, Sougwen sostituisce diversi robot mobili (di dimensioni ridotte rispetto all’antenato), di forma circolare e dotati ognuno di piccoli motori che consentono loro i movimenti sulla superficie della tela. Le unità di Doug 3 sono altresì provviste di pennelli (posti nella parte inferiore dell’intelaiatura)  con cui poter trascinare il colore e la vernice sulla tela. L’interazione tra umana e macchina, sperimentata in precedenza in un rapporto di uno a uno, si estende ora su più larga scala.

Sougwen Chung

Alle tecnologie e ai dispositivi dei bracci robotici sopradescritti si aggiunge anche l’utilizzo di un sensore collocato sul pennello di ogni unità robotica mobile. Allo stesso modo, anche il pennello impiegato da Sougwen è dotato di un analogo sensore che ne registra i movimenti eseguiti e  trasmette i dati posizionali ai Doug. Questi ultimi, una volta acquisiti gli input, rispondono sempre in tempo reale e forniscono ulteriori output alla stessa artista, creando, in questo modo, un ciclo continuo di connessioni. Le performance diventa momento di creazione corale e la tela ne diventa il supporto atto a registrarne gli esiti artistici. Dal punto di vista artistico, le tele restituiscono grovigli di linee fluide, segni organici, tracce di colore e di vernice di impronta prevalentemente astratta. Tuttavia, al di là degli esiti sulle tele, il vero prodotto artistico è rappresentato dalla performance, dalla creazione  esperita dall’artista e dall’esperienza vissuta dal pubblico presente. 

Algoritmi e dati biometrici

Alle sperimentazioni con le versioni di Doug segue, cronologicamente, un’altra significativa ricerca di Sougwen. L’artista e i suoi collaboratori si sono serviti di filmati di videosorveglianza presenti in rete, con innumerevoli registrazioni di pedoni intenti ad attraversare le strade, di taxi e macchine circolanti per le strade. A partire da questi filmati, Sougwen e il suo team hanno creato un algoritmo che analizza la densità collettiva, la direzione, il fulcro e la velocità dei movimenti urbani delle automobili e delle persone. I dati processati e trasferiti alle unità robotiche, sono impiegati da questi ultimi come dati basilari dei propri disegni.

Accanto a questo tipo di ricerca, Chung ha continuato parallelamente ad esplorare la relazione con le unità robotiche, stabilendo con esse una connessione più profonda. I Doug intenti nella creazione artistica sono connessi in tempo reale (live automation system) con i dati biometrici di Sougwen. Questo tipo di dati, derivanti principalmente dai segnali delle onde cerebrali e della frequenza cardiaca dell’artista, vengono recepiti dai robot che modellano i propri movimenti su questi input. Il risultato è una continua e reciproca condivisione di innumerevoli  elementi che influenzano l’esecuzione artistica: segni visivi, dati posizionali, modelli e schemi memorizzati, movimenti e gesti. 

Catalizzatori artistici e futuri sviluppi 

Nel corso della sua lunga ricerca artistica, Sougwen non hai mai considerato l’utilizzo di una simile tecnologia come causa di una possibile riduzione o eliminazione del suo apporto creativo ed umano. Al contrario, l’artista canadese è costantemente impegnata nello sfatare questa ipotesi, dimostrando che l’uso delle tecnologie (la robotica, l’AI, la VR) non può che ampliare le opportunità creative per l’artista. I suoi Doug, infatti, non sono macchine ma “catalizzatori artistici” come lei ama definirli e, allo stesso tempo, degli “embodied kinetic sculpture” con cui poter realizzare esiti a cui non si potrebbe giungere senza la cooperazione e l’interazione tra essere umano e macchina. 

Insieme al suo team, l’artista  ha anche lanciato Scilicet, uno studio che esplora la collaborazione umana e non umana con la  enti come il Nokia Bell Labs e Google Arts & Culture. La sperimentazione artistica con l’AI, dunque, non è che agli albori per Sougwen;  una delle maggiori sfide per lə artistə  del futuro sarà proprio l’esplorazione di nuove modalità creative che coniughino le tradizionali forme di creatività con le nuove tecnologie. 

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In copertina e nell’articolo: L’artista si esibisce in una performance | Dal sito Internet Sougwen Chun (illustration purpose only)