Speculum Fiction. Compendio di fantascienza femminile

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Con l’ingresso delle prime autrici nella fantascienza il focus della speculazione vira verso l’interiorità, dove l’alterità per eccellenza è il femminile.

Giulia Sopegno

Dagli esordi del genere fantascientifico, da Jules Verne all’epoca d’oro degli anni ‘40 e oltre, quando Asimov, Bradbury e Philip K. Dick dominavano le scene, non erano mai state pubblicate opere di penne femminili. Sino agli anni ‘70, periodo in cui i movimenti femministi rivendicarono la presenza della voce delle donne in letteratura. I romanzi fantascientifici, all’insegna dell’avventura, delle imprese spaziali, degli sviluppi pionieristici delle tecnologie, hanno avuto per lungo tempo protagonisti uomini e si sono perlopiù rivolti a giovani lettori uomini, laddove la narrativa rosa si occupava di intrattenere le lettrici donne.

Oggi quell’epoca è finita, i confini di genere sono stati scavalcati e, grazie ai capolavori di alcune divinità della letteratura fantascientifica, il genere ha ampliato notevolmente il proprio orizzonte. La speculative fiction si è dimostrata non solo lo spazio in cui immaginare le meraviglie del progresso scientifico, dei viaggi interstellari e dei mondi virtuali, ma anche un setting dove le dinamiche di potere sono sovvertite, dove i limiti imposti dalla società vengono scardinati, dove vedersi libere. Perché, diciamolo, per molte donne del passato e di oggi, liberarsi del patriarcato può ancora sembrare un’idea fantascientifica. 

Viaggiare verso l’interno

L’esperienza che queste letture sono in grado di offrire si differenzia notevolmente da quella che è stata per lungo tempo considerata la ‘fantascienza tradizionale’. Il progresso scientifico si è sempre accompagnato a grandi visioni, spesso fantastiche, tuttavia è sempre stato filtrato attraverso un ordine simbolico non neutro

L’immaginario sci-fi attiva scenari popolati da navicelle spaziali, equipaggi che combattono minacciose specie aliene, robot o androidi che prendono il sopravvento sui propri creatori minacciando il predominio dell’umanità. A cavallo tra due conflitti mondiali, queste narrazioni sono spesso lo specchio di paure di massa che prendono forma in distopie e ucronie angoscianti, pensiamo al dominio universale della Germania nazista ne La svastica sul sole (P. K. Dick, 1962) o all’esistenza di indigeni marziani che minacciano la conquista del pianeta rosso da parte degli umani in Noi Marziani (1963), sempre di Dick. Per non parlare dell’intramontabile precursore La guerra dei mondi (H. G. Wells, 1898) o del racconto dall’eloquente titolo Maledetti Marziani (I. Asimov, 1955), in cui le colonie marziane intraprendono un’impresa per ottenere l’indipendenza dalla Terra. Vi sono numerosi esempi di come le categorie di colonizzazione, conquista e guerra siano state la colonna portante di molte trame fantascientifiche. 

fantascienza femminile
Prima edizione italiana, 1966 | Gamma

Da Io, robot (I. Asimov, 1950) a Il cacciatore di androidi (P. K. Dick, 1968), anche l’archetipo della macchina senziente si fa strada plasmando mondi apocalittici in cui i robot sfuggono al controllo dei loro creatori, minacciano il primato della conoscenza umana e si rende dunque necessario cacciarli, addomesticarli, asservirli. Insomma, la fantascienza è un universo immaginifico che, se ridotto ai minimi termini, fa i conti con le grandi questioni di alterità e potere.

Quando Ursula K. Le Guin esordisce come autrice fantascientifica con il celebre Ciclo degli Hainiti, nei suoi romanzi permangono ancora alcune convenzioni della tradizione letteraria maschile: protagonisti uomini, pianeti da conquistare, casi diplomatici interstellari. Tuttavia è con La mano sinistra delle tenebre (1969) che viene inaugurato un dibattito sulle questioni di genere intorno alla sua produzione. Gli abitanti del pianeta Inverno sono infatti una specie di androgini latenti e non possiedono un genere sessuale definito. In verità non serviva volare su pianeti così lontani per rilevare una questione all’epoca urgente e sicuramente il linguaggio della soft science fiction era quello giusto con cui parlarne. Prime promettenti avvisaglie giungevano anche dal visionario romanzo coevo di Margaret Atwood, La donna da mangiare (1969), una potente narrazione femminista ante litteram.

È solo il primo step di un lungo percorso che forza i confini del genere letterario sci-fi sino a renderli stretti e limitanti. Nonostante i setting spaziali, alieni o distopici, in cui le narrazioni femminili si inseriscono, le istanze delle personagge sembrano indagare altre inedite direzioni. La fantascienza femminista aprirà un discorso radicale sulla condizione della donna sfruttando mostri, alieni e cyborg, attraverso spazi narrativi ricchi di sperimentalismo contenutistico ed utilizzando nuove forme espressive. Infatti ‘il fantastico’ di questa generazione di racconti farà letteralmente esplodere i confini tra generi, mettendo in discussione il concetto stesso di genere letterario.

Impossibile qui non menzionare il meraviglioso lavoro antologico curato da Ann e Jeff Vandermeer, Le visionarie (2020), un raccolta di storie di autrici che confondono, mettono alla prova oppure ignorano completamente l’etichetta di genere, in entrambe le sue accezioni. Dall’hard alla soft science ficton al fantasy, le autrici hanno gradualmente invaso le caselle di uno schema che le aveva escluse in partenza. Una volta sfondato il tetto di cristallo, naturalmente le voci femminili hanno dovuto vestire panni non propri per un po’ prima di mettere in atto un’appropriazione che, per forza di cose, prescindeva le gerarchie preesistenti.

Prima edizione italiana, 1984 | Nord

La violenza e la sopraffazione sul diverso, la potenza creatrice e riproduttiva, il viaggio e l’esplorazione: questi topoi fantastici declinati dal femminismo assumeranno un volto inedito e incredibilmente introspettivo. Per chiunque viva una condizione dimessa, silenziata e oppressa, spesso gli immaginari emergono da un’interiorità lacerata, frammentata o ferita. Parlando di scrittrici, spesso non ci si riferisce a voci narranti tutte d’un pezzo, con posizionamenti intellettuali privilegiati e uditori benevoli, si parla piuttosto di figure militanti, scomode, desiderose di riscatto e, non a caso, sovente nascoste dietro pseudonimi maschili. La potenza delle loro storie è quella di un escavatore, di qualcosa che squarta dal di dentro oppure, meglio si potrebbe dire, di uno speculum capace di mostrare ciò che sta dentro, l’immaginabile che è nascosto nel buio, e di farlo riflettere su se stesso. Raramente ha l’aspetto liscio, lucido e perfetto della tecnologia fantascientifica, più spesso si mostra umido, viscido, brulicante e pulsante, ha insomma un’aria di compost, prendendo a prestito l’eccezionale lessico di Donna Haraway.

Lo spazio profondo e le specie aliene divengono metafore perfette per raccontare il buco nero che per lungo tempo è stato l’identità delle donne. La letteratura si fa espressione in primis del femminismo della differenza sessuale degli anni ’70 e approda alle profonde riflessioni sul genere come struttura dei nostri giorni. Lo speculum si spalanca e ci mostra mondi inconsci e onirici, fatti di sogni che si sovrappongono e si distruggono, sogni che creano la realtà. Scava poi dentro l’oscurità della grotta uterina e si fa la madre di tutte le domande: che cos’è e a chi appartiene il potere riproduttivo?

Attraverso lo speculum la donna può poi osservare il proprio doppio, il proprio io condizionato o liberato, spogliarsi così delle strutture imposte sulla propria identità. Lo speculum svela il sesso e le contraddizioni violente implicate in un modo di uomini predatori. Infine, riconquistato definitivamente lo strumento auto-riflessivo, le scrittrici ci raccontano di universi infiniti e misteriosi, misurabili solo attraverso l’antichissima pratica della cura, di cui le donne orgogliosamente si riappropriano per immaginare e costruire il futuro.

Da dove iniziare

La falce dei cieli, Ursula K. Le Guin (1971)

George Orr soffre di un disturbo incredibile: tutto ciò che sogna diventa letteralmente reale. In questo romanzo la dimensione onirica è un vero e proprio mondeggiare, stupefacente ma inevitabilmente tragico, traumatico. Il potere di Orr, infatti, subirà ben presto i tentativi di manipolazione del medico cui si affida, il dottor Haber.

Dal genio assoluto di Le Guin, un romanzo in grado di schiudere i segreti più oscuri del nostro rapporto con la realtà, con il cambiamento e con il ricordo, all’interno di una società sempre in bilico tra un passato sovrascritto e la precipitosa corsa verso il futuro. Se il sogno rimane la nostra ultima frontiera di libertà, un non-spazio in cui siamo completamente liberə e non ci sono limiti alla creazione di mondi, è bene tenere a mente che i sogni possono essere indotti e, soprattutto, immediatamente dimenticati. 

speculum fiction
Prima edizione italiana, 1974 |Nord

The Female Man, Joanna Russ (1975)

Romanzo d’avanguardia e manifesto femminista, questo romanzo della celebre attivista per i diritti delle donne Joanna Russ è una lettura impervia, difficile, a tratti esasperante ma imperdibile. L’autrice crea quattro personagge, una delle quali è lei stessa, e le catapulta avanti e indietro nello spazio tempo, tra dimensioni parallele, utopie e distopie popolate dalle più diverse società. Il loro incontro svela i più assurdi e surreali punti di vista sulla questione del genere attraverso un intreccio inestricabile in cui la trama stessa (esiste?) si dissolve. In questa sorta di visionario Satyricon, sesso, matrimonio, patriarcato ed emancipazione sono narrati con un allucinante sarcasmo e il libro offre pagine di rara profondità su ciò che significhi essere donne, essere soggetti omosessuali o transgender, su cosa sia l’amore oltre tutte le strutture.

Cybergolem, Margie Piercy (1995)

Il titolo originale di questo libro-mondo He, She and It racchiude al meglio il rivoluzionario paradosso di un golem creato ed educato da donne. La figura archetipica del golem è una preziosa eredità della cultura e dell’immaginario ebraico, a cui Piercy è intimamente legata. Nel 2059 la Terra sopravvive ad un’apocalisse nucleare grazie ad un sistema di multi, colossali città-aziende, e ad alcune città indipendenti, tutte legate alla Rete informatica.

Shira, protagonista impegnata nel disperato tentativo di ricongiungersi al figlio, si ritrova coinvolta nell’addestramento di Tod, un cyborg illegale costruito per difendere Tikva, la sua città d’origine. A questo incredibile scenario cyberpunk è affiancata la linea narrativa della Praga del 1600, in cui il rabbino Loew crea un golem per proteggere la comunità del ghetto ebraico. Un romanzo che espande i limiti del concetto materno e sottrae il potere creativo alla mera biologia, ponendo importanti quesiti sul ruolo educativo delle donne nelle società.

speculum fiction
Prima e unica edizione italiana, 1995 | Elèuthera

Sirene, Laura Pugno (2007)

L’epidemia di cancro nero costringe i pochi umani sopravvissuti sulla Terra a vivere sul fondo degli oceani. La civiltà è in declino, le poche risorse rimaste sono in mano alla criminalità organizzata. Per assicurare la sussistenza nascono allevamenti intensivi di sirene, la cui carne non solo è una nutriente prelibatezza ma anche corpo di cui godere sessualmente.

Una sottile politica sessuale della carne, dove la sirena è l’emblema della femminilizzazione dell’animale da un lato e dell’animalizzazione della donna dall’altro. In questo scenario apocalittico Laura Pugno cala vicende crude e violente, portando all’estremo le perversioni di un mondo incrudelito dall’imminente estinzione, che pur sembra inscindibile dal nostro; come lei stessa dichiara in una recente intervista “reale e realismo, immaginario e fantastico, sono in un continuum, non in opposizione o in reciproca esclusione”. 

Prima edizione, 2007 | Einaudi

Infiniti, Vandana Singh (2008)

In questo racconto risucchiante, il professore Abdul Karim tenta di scoprire i principi arcani della matematica. Mentre nella sua città, nel nord dell’India, si consuma un feroce conflitto tra musulmani e hindu, il matematico è ossessionato da lunghe serie di numeri e teoremi, e pare in attesa di un messaggio divino che gli mostri la formula dell’intero creato. Sullo sfondo, le donne che popolano la sua vita (la sorella, la madre, la moglie, una sconosciuta qualsiasi) sembrano accompagnarlo lungo una pista ancora più misteriosa e sofferta, fatta di intuizione e consapevolezza della vita e della morte. In un eccezionale crescendo di tensione, sarà proprio questa serie di donne a consegnargli la chiave del disegno divino, una rivelazione autentica che parla di cura e amicizia.

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In copertina: Candy Speculum | Alberto Caresio