Ecstatic Computation Caterina barbieri

Ecstatic Computation di Caterina Barbieri – Recensione

Se ad ogni costo si dovesse indicare quale sia stato il disco più rappresentativo del 2019 si risponderebbe senza esitazione ‘Ecstatic Computation’ (Editions Mego, 2019) di Caterina Barbieri. Un’opera cosmogonica, capace di saldare i sentimenti individuali alle leggi che regolano l’armonia dell’universo.

Caterina Barbieri è una musicista Bolognese con alle spalle un percorso formativo sorprendente. Dopo il conservatorio e gli studi di chitarra classica si avvicina ai sintetizzatori modulari, conseguendo una laurea in musica elettronica in Olanda. Nel 2014 pubblica il suo primo disco ‘Vertical’ per Cassauna. Seguono ‘Patterns of Conciousness’ ( Important Records, 2017) e ‘Born Again in the Voltage’ (Important Records, 2018). La sperimentazione sui moduli è il fulcro dell’intera ricerca sonora ed emotiva dell’artista.

La musica è una scoperta scientifica? Se si, in che senso può esserlo? Secondo il filosofo della musica Peter Kivy, sostenitore della teoria del formalismo arricchito, la musica prima di tutto non è una creazione, bensì una scoperta (Filosofia della Musica, Peter Kivy, Einaudi, Torino, 2002). Lo sforzo dell’artista consiste nel riprodurre e rendere percepibile ciò che egli stesso ha ascoltato nella sua mente. Rifacendosi alle teorie realiste che affondano le radici in Platone, Peter Kivy sostiene che la musica esista prima dell’individuo, ma che solo quest’ultimo abbia la capacità di scoprirla, esattamente come si scopre una legge fisica o una formula matematica.

Cablaggio

L’utilizzo che Caterina Barbieri fa del sintetizzatore e degli elementi di cui lo strumento è composto non si limitata ad eseguire una programmazione, a compilare una tabella. L’obbiettivo non è rientrare in un genere, in un canone. Bensì la scoperta di sé, attraverso l’intercettazione di energie cosmiche. Il sintetizzatore è il canale di accesso alle forze che regolano l’universo. Uno strumento che permette di giocare con le onde e con le forme, di andare alla ricerca di una sintonia, di collegare il livello emotivo del sé alle stesse frequenze energetiche degli atomi.

La scoperta del suono e l’interazione con i meccanismi che lo determinano equivale ad un’ interazione dell’artista con la propria intimità. Scoperta musicale e scientifica coincidono. L’ascolto, la ricezione e manipolazione delle onde implica che il materiale sonoro precede e anticipa la creazione dell’opera musicale. Basti pensare alla commovente ‘Fantas’, traccia di apertura del disco, nella quale arpeggi e atmosfere cosmiche delineano un malinconico panorama di pura estasi artistica.

Scoperta

La peregrinazione della mente nel cosmo è uno dei cardini che compongono la produzione dell’artista Bolognese. L’intero lavoro è permeato dal desiderio della scoperta. Non è affatto un’esagerazione parlare di scoperta scientifica. Da una parte, come si è detto, c’è l’oggetto della scoperta e dall’altra il metodo per ottenerlo. Si potrebbe parlare di un procedimento lirosofico, in cui sentimento e razionalità sono inscindibili (La lirosofia, Jean Epstein, in L’essenza del cinema, Bianco & Nero, Marsilio Editori, Venezia, 2002). Cade di conseguenza la demarcazione ferrea che talvolta ci si ostina a portare avanti tra arte come irrazionalità e scienza come logica infallibile.

‘Ecstatic Computation’ di Caterina Barbieri è un disco da ascoltare più e più volte, un punto fermo per gli amanti della musica e le meravigliose forme che la compongono.


Materiali

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