L’Esorcista: demoni e sofferenza interiore

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Proponiamo la riscoperta di un classico dell’horror che ha terrorizzato atei e credenti nel corso dei decenni.

Uriel Percyfal Tiogeneitt

Siamo nel 1973 quando il mondo del cinema verrà scosso da L’esorcista di William Friedkin. Tratto dal romanzo omonimo di W.P. Blatty uscito nel 1971, fin dalla sua uscita il film suscitò molto interesse sia da parte del pubblico che dalla critica, oltre che a ricevere innumerevoli restrizioni. Ma cosa lo rende così terrificante ancora oggi?

Il dramma di una possessione

Regan MacNiel è una bambina di 12 anni che, tramite una tavoletta ouija, entra in contatto con il demone babilonese Pazusu, il quale le si presenterà come Capitan Gaio (Captain Howdy in originale). Da qui in poi la ragazzina inizierà a mostrare un comportamento sempre più ostile verso il prossimo e verso le norme sociali. La madre, Chris Mac Neal, ovviamente sarà sempre più preoccupata dagli atteggiamenti repentinamente ostili della figlia, sottoponendola a diversi esami e terapie mediche. Fin dalle prime battute, possiamo notare l’incredibile vena drammatica della pellicola. Infatti, la presunta possessione viene mostrata come un evento umano, oltre che sovrannaturale, e coinvolge nel profondo chiunque ne sia entrato in qualche modo in contatto. L’orrore, dunque, si mescola con la sofferenza, attraverso una messa in scena che non si preoccupa di occludere visioni particolarmente esplicite. Come nel caso della celebre scena della masturbazione col crocifisso.

Scetticismo apparente

Come abbiamo già visto nel precedente paragrafo, la piccola Regan è sottoposta a diversi esami di natura medica e psichiatrica. Sembra quasi che il film voglia mostrare una vena di scetticismo verso l’esistenza di un ente demoniaco. Eppure gli esami non riescono a stabilire la fonte del problema e le cure mediche non danno i risultati sperati. In più, la stessa equipe che studia il caso di Regan proporrà alla madre due possibili rimedi: la reclusione della bambina in un manicomio o un esorcismo. Tuttavia, i medici sostengono che l’esorcismo funzioni per una sorta di effetto placebo, piuttosto che per la veridicità del rito stesso. La madre, ormai disposta a tutto purché sua figlia torni ad essere quella di un tempo, accetta l’eventualità di contattare un esorcista. Ed è a questo punto della pellicola che le figure di Padre Karras e Padre Merrin entrano in scena, per svolgere un ruolo fondamentale.

Quando la fede vacilla

Damien Kallas è un giovane sacerdote gesuità e psichiatra di origini greche, scosso dalla recente scomparsa di sua madre. Questo lutto è causa di un crollo nella sua fede, oltre che nella sua psiche, portandolo a rifugiarsi nell’alcool. È il primo ad essere contattato dalla signora Mac Neal e anch’egli all’inizio mostra lo stesso scetticismo di cui sopra, ma accetta comunque il caso, data la disperazione della madre di Regan. Padre Kallas, per accertarsi che si tratti effettivamente di un caso di possessione si troverà faccia a faccia col demone. Qui l’entità maligna lo metterà a confronto coi suoi sensi di colpa, in particolare quelli legati alla morte di sua madre.

Di nuovo il male soprannaturale si sovrappone e si confronta col male interiore di un individuo umano. Dunque, non è tanto la famosa scena del vomito verde a disturbarci (anche se tutt’oggi fa un certo effetto), bensì il terribile calvario psicologico a cui padre Karras si sottopone per scacciare sia il demone effettivo, sia i demoni della mente. Kallas rappresenta quindi un uomo dalla fede vacillante, tormentato dalla sua stessa vicenda umana e a metà fra la razionalità della scienza e le superstizioni religiose. Anche una volta presa la decisione di partecipare all’esorcismo, lo farà comunque in doppia veste di medico e religioso, ponendosi fino alla fine come una figura a metà tra la ragione e la fede.

Esorcista demoni william friedkin

Due vite per sconfiggere il male

Padre Lankester Merrin è un sacerdote e archeologo piuttosto il là con gli anni, e con diversi esorcismi alle spalle, al quale è dedicata la sequenza d’apertura del film. Ovvero quella del ritrovamento di una statuetta di demone Pazuzu, in Iraq. Considerando i suoi problemi cardiaci e il fatto che l’artefatto paia avere un energia alquanto sinistra nei suoi confronti, il ritrovamento lo lascerà piuttosto turbato. Diversi mesi dopo gli verrà affidato l’esorcismo di Regan MacNeal, affiancato da Padre Karras. La figura dell’anziano sacerdote è completamente diversa da quella del giovane prete gesuita. Nel poco screen time che gli viene dedicato, egli si mostra come un uomo dalla fede ormai incrollabile, un uomo che ha dedicato la vita intera allo studio del maligno e alla lotta contro di esso. Intuendo subito la gravità della situazione, egli capisce perfettamente come confrontarsi con l’entità maligna, ma nonostante ciò perderà la vita nel tentativo di liberare la ragazzina dal diavolo. Portando inoltre padre Karras a sacrificarsi come nuovo involucro da possedere. Il sacerdote si lancerà dalla finestra, e con il suo suicidio scaccerà definitivamente il male dalla piccola Regan. Ed è proprio questo doppio sacrificio che porta il film verso il suo epilogo.

Iconografia di una possessione

L’Esorcista è un opera che vive di tempi morti. Non entra subito nel vivo della vicenda, ma ci presenta i suoi protagonisti molto lentamente, raccontandoci le loro vicende e senza porre un punto di vista univoco. Ciascuno di loro è impegnato nelle loro vicende quotidiane, finché qualcosa di anomalo e estremamente terrificante irrompe a gamba tesa nelle loro vite. La fotografia segue perfettamente questo incedere lento, passando da colori molto accesi nelle prime battute a colori estremamente spenti verso il climax della vicenda, come se l’illuminazione svanisse con la speranza, lasciando posto all’angoscia.

In particolare, l’ingresso di Padre Merrin è un campo lungo su casa Mac Neal, in cui la luce dei lampioni è smorzata da una fitta nebbia. Il dolore e il terrore qui hanno preso il sopravvento, ma una luce continua a brillare, seppur fioca e soffocata dalla nebbia. La stessa trasformazione di Regan non è repentina, ma il suo volto si deforma sempre più man mano che la pellicola prosegue, il make up e le lenti a contatto verdi sono ormai parte della storia del cinema. Siccome la sua voce gli è stata rubata dal demone, il supplizio e lo sgomento che lei più di tutti vive in prima persone, viene espresso dai suoi mutamenti fisici. Ci sono inoltre diversi frame nascosti. Il più famoso rappresenta un volto pallido, contrito in una smorfia carica di rabbia, con due occhi rossi. Probabilmente questi frame rappresentano il demone stesso e come egli sia in realtà sempre presente nelle vite dei personaggi, in attesa di colpire.

Esorcista demoni william friedkin

Libera nos a malo

Ora, abbiamo visto come L’Esorcista sia in realtà molto di più di un semplice horror. E’ infatti una pellicola che agisce attraverso un orrore che non nasce dalla semplice repulsione o dallo sgomento, ma getta le sue radici nel tormento, e nella dimensione più umana dei suoi personaggi. A questa sofferenza si aggiungono una fotografia ed una regia preposte alla costruzione dell’atmosfera perfetta in cui inserire le vicende. Una nota di merito va al sonoro, veramente all’avanguardia per l’epoca, tanto da aggiudicarsi un Oscar. Tutto questo rende L’esorcista una pietra mondiale all’interno della storia del cinema, tanto che la Biblioteca del Congresso degli USA lo ha inserito nel National Film Registry.

words: Bazaar di Uriel

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