La libertà nel grembo

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Presentato all’ultima edizione della Biennale, Madres Paralelas di Pedro Almodóvar è la storia di due madri perse in una Spagna incurante dei propri niños.

Michela Sgobbo

Janis (Penelope Cruz) ha quarant’anni ed è una fotografa di fama. Ana (Milena Smith) è una sedicenne in continuo ping pong tra due genitori totalmente inadempienti rispetto al loro ruolo. Entrambe madri single per accidente, si incontrano nella stessa stanza di un ospedale di Madrid a ridosso del parto e si legano attraverso il collante del dolore fisico e dell’incertezza sul futuro. Da quel momento il destino farà in modo che le loro vite diventino connesse attraverso molteplici fili emotivi e sociali. Due donne diametralmente opposte per storia, età, vita, che si ritrovano a condividere la stessa esperienza, nello stesso momento: diventare madri. Nessuna delle due ha programmato la maternità e, se la prima non ha rimpianti, la seconda vive con timore quanto le sta accadendo. 

Pedro Almodóvar, decide di raccontarci così la maternità contemporanea, imprevista, imperfetta, istintiva, che commette errori. La maternità attraverso gli occhi e le emozioni di due storie che fino a quel momento hanno viaggiato su due binari paralleli, ma che andranno ad intrecciarsi fino a diventare un binario unico. 

Madres Paralelas (2021) | El Deseo

Costruito sul bisogno di sapere, l’ultimo film del regista spagnolo, si adopera forse come mai accaduto prima, in una miscela perfetta tra la sfera privata e la più complessa e mal interiorizzata memoria storica. E lo fa attraverso il personaggio di Janis, figlia di una hippy che le ha dato il nome omaggiando Janis Joplin e cresciuta con la nonna, nei confronti della quale sente il dovere di rispettare una promessa: trovare la fossa comune dove i franchisti relegarono il suo bisnonno. 

Attraverso il suo personaggio, Almodóvar ci racconta la necessità per un popolo di chiudere con dignità una delle pagine più dolorose della propria storia. Il bisogno di rompere il silenzio dietro il quale i sopravvissuti si sono trincerati per lungo tempo cercando una rimozione forzata del dolore e della paura. Silenzio che Almodóvar utilizza per raccontare quello che lui per primo si era imposto sin dagli inizi della sua carriera: non nominare Franco e la dittatura, negarlo come forma di vendetta. 

Uno spaccato duro della storia di un Paese con una ferita ancora sanguinante: i desaparecidos e i demoni del franchismo. La Spagna è considerata infatti tra i Paesi con il più alto numero di persone scomparse. Nessuna famiglia, direttamente o indirettamente, oggi sfugge al legame con qualcuno scomparso durante il conflitto e in molti desiderano sapere, proprio come Janis, dove si trovano i resti dei propri cari: un bisogno legittimo di sepoltura per ridare la dignità che il regime ha tolto a quei padri, fratelli, figli. 

Madres Paralelas (2021) | El Deseo

Ma il regime di Franco ha macchiato anche del destino di piccoli desaparecidos, los niños robados: a partire dagli anni quaranta infatti migliaia di minori vennero sottratti alle famiglie considerate nemiche del regime e affidati a genitori più “corretti” al fine, secondo la dottrina franchista, di “salvare” dalla “degenerazione” i figli degli oppositori, sin dalla tenera età. Una vera repressione politica e culturale, alla quale si aggiunse un reale traffico di neonati poiché spesso, dopo il parto, alle madri veniva falsamente comunicato che i piccoli non erano sopravvissuti al fine di affidarli a compratori stranieri. 

Janis unisce in questo senso le due vicende: donna emancipata e coraggiosa, cresciuta in una famiglia matriarcale, madre single e nipote di una vittima del bando franchista che cerca la verità ma che conserva un segreto doloroso riguardante la propria sfera privata. Con il suo ultimo film Pedro Almodóvar, tra i più grandi cineasti del nostro tempo, decide di far incontrare la passione, da sempre dichiarata, per l’universo femminile (tra l’altro, non manca un omaggio alla nostra iconica Raffaella Carrà, venerata in Spagna quanto in Italia e da sempre amata dal regista), con la riflessione profonda su un’importante pagina della Storia contemporanea. 

Da sempre autore impegnato sui temi del nostro tempo, Almodóvar attraverso le sue pellicole si è occupato di questioni di genere, di liberazione sessuale, di inclusione: oggi fa pace con il passato e sceglie di occuparsi di memoria per rendere il giusto onore ai figli e alle figlie scomparse del suo Paese. E ancora oggi è grande il debito della Spagna nei confronti dei suoi desaparecidos a causa dei fondi non destinati agli scavi. Questione che ha visto schierarsi più volte pubblicamente il regista e che nella storia lo fa attraverso le parole della stessa Janis. 

Madres Paralelas (2021) | El Deseo

Madres paralelas, benché intriso di storia socio politica, non prescinde dal dramma psicologico secondo il punto di vista delle donne che da sempre contraddistingue la filmografia del regista, con inquadrature che indagano in profondità le due interpreti. Almodóvar intepreta il desiderio femminile e la maternità di queste due donne così diverse per rappresentare due facce della Spagna odierna: quella che non vuole dimenticare la guerra civile e le sue vittime e quella che invece la vuole chiudere in un cassetto dimenticato, professandosi totalmente ignara. 

Janis, insieme allə spettatorə prima ancora che con gli altri protagonisti della vicenda, scoprirà a proprie spese il senso di una vita sporcata dalla menzogna. Il sacrificio che dovrà affrontare in nome della verità le costerà caro, ma è questo in fondo il messaggio del regista alla società spagnola contemporanea: la verità prima di tutto, affinché possa esserci la rinascita. 

Almodóvar ci lascia un ultimo messaggio sul finale, citando lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano: “No hay historia muda. Por mucho que la quemen, por mucho que la rompan, por mucho que la mientan, la memoria humana se niega a callarse la boca”. 

Nessuna storia è silenziosa, non importa quanto la brucino, la distruggano o mentano su di essa, la storia umana si rifiuta di tacere.

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