The Dark Knight. Un eroe per l’epoca secolarizzata

The Dark Knight, uscito nelle sale nel 2008, è il secondo capitolo della trilogia di Christopher Nolan su Batman, il personaggio ideato più di 80 anni fa da Bob Kane e Bill Finger. Se già sulla carta questo è un supereroe non convenzionale, il Batman nolaniano trascende il personaggio e il genere di film stesso, ottenendo un risultato che a distanza di 12 anni è ancora avanguardista.

Sin dai primi secondi di visione si viene catapultati in una Gotham dalle tinte scure anche in pieno giorno. Oscura come gli orizzonti della criminalità organizzata, sull’orlo del tracollo, caliginosa come la morale di molti suoi cittadini: dal mero passante al procuratore distrettuale, precipiteranno tutti nel baratro che, a suon di lame, benzina e lanugine, il Joker (Heath Ledger) farà detonare inesorabilmente sotto i loro piedi.

Dal Vangelo secondo Nolan

A dispetto di tali premesse, non si tratta di un film sulla distruzione degli ideali umani, anzi. Nolan, in questo capitolo intermedio tra Batman Begins (2005) e The Dark Knight Rises (2012), scrive la parte fondamentale della sua parabola moderna. Anche se la città cade preda del caos più totale, dopo che la mafia, più che pentita, ha “tirato fuori il Jolly dal mazzo”, c’è ancora un baluardo di luce e speranza. Un uomo, paladino nero ma immacolato, senza padre né madre, ma figlio della città stessa, è pronto a sacrificare ogni cosa pur di salvare l’anima di Gotham. È Bruce Wayne/Batman (Christian Bale) il portatore di questo resiliente messaggio salvifico, un vero e proprio messia, per Nolan.

   Nel capitolo iniziale, Batman Begins, l’eroe viaggia, scopre se stesso e il suo futuro, attraverso una rigidissima iniziazione presso la Setta delle Ombre, fino a sconfiggerla al culmine di un film che sembra quasi un lungo addestramento, una meditazione su quel che dovrà essere Bruce Wayne per salvare la sua città. Nel capitolo finale invece, The Dark Knight Rises, dopo un’iniziale disfatta dell’eroe, ha luogo la sua gloriosa resurrezione, che permette a Gotham stessa, saccheggiata e distrutta, di risollevarsi dalle sue ceneri.

Il sacrificio

Appare dunque chiaro che The Dark Night rappresenti il calvario di un uomo prima ancora che di un eroe, il quale pur di non tradire mai i suoi ideali, e la sua “unica regola”, perde tutto, in un climax di sacrifici. Già da subito è disposto a sacrificare la sua identità, pur di fermare la folle furia omicida di Joker. Sacrificherà addirittura il suo unico amore, Rachel (Maggie Gyllenhaal), lasciandola prima tra le braccia di Harvey Dent (Aaron Eckhart), per poi perderla definitivamente negli attentati del suo antagonista.

Infine, dopo averlo sconfitto, deve anche fare i conti con la scia di omicidi che il procuratore distrettuale, ora diventato Due Facce, lascia dietro di sé nella sua folle e casuale vendetta contro il dipartimento di polizia. Qui Bruce Wayne sacrifica le ultime due cose che gli sono rimaste: il suo corpo fisico e Batman stesso. Per salvare il commissario Gordon (Gary Oldman) e la sua famiglia, trascina con sé Harvey Dent gettandosi dal secondo piano (non senza essersi preso una pallottola a bruciapelo appena prima). Ma non si può rendere noto al mondo ciò che Due facce ha commesso, e quindi, pur di salvare Gotham, sacrifica anche Batman, facendo ricadere su di lui ogni accusa. 

Non l’eroe che Gotham merita, ma il messia che gli serve

Zoppicante, con la polizia già alle costole, Bruce corre via, croce a spalle, ormai giunto in cima al Golgota, dove tutti i cittadini che lui ha strenuamente protetto sono pronti a crocifiggerlo in nome di terribili peccati che non ha mai commesso, pur di salvare il Barabba di turno. Un chiaro esempio del bisogno intrinseco, nella nostra società, di avere un eroe umanizzato che allo stesso tempo è oggetto inamovibile in grado di resistere a forze irrefrenabili, una sorta di messia moderno, profeta, leggendo tra le righe del film, di un messaggio salvifico quasi cristiano.