Povertà di genere

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Maid è l’adattamento di una storia vera che evidenzia l’interdipendenza tra violenza di genere e disagio economico.

Giulia Sopegno

Uscita all’inizio di ottobre 2021, la miniserie Maid (Netflix), firmata Molly Smith Metzler, è basata sul romanzo memoir di Stephanie Land, impiegata per diverso tempo come domestica al fine di sopravvivere ad una condizione di estreme ristrettezze economiche.

Molto si è scritto di come questa serie metta in luce gli scenari di povertà nella società americana, situazioni spesso senza via di scampo, in cui molte persone si ritrovano a non avere più un tetto sopra la testa, oltre a non trovare un lavoro la cui paga sia sufficiente per sopravvivere. Tuttavia, ci sembra che questa riscrittura cinematografica della storia ci racconti qualcosa di più. Il titolo del romanzo originale è stato tradotto in italiano Donna delle pulizie (Astoria, 2019) e accompagnato dal lungo sottotitolo Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre. Non solo, dunque, uno spaccato sull’indigenza nel paese più ricco del mondo, ma anche una caratterizzazione netta, ovvero quello di donna e di madre. 

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Nello stesso anno, a distanza di pochi mesi rispetto all’irrompere della situazione pandemica, usciva Invisibili (Einaudi), di Caroline Criado Perez, un corposo manuale denso di dati, circa l’invisibilizzazione delle donne in ogni settore della società, in particolare nel mondo del lavoro, dove le donne sono spesso soggette a sfruttamento attraverso il lavoro riproduttivo e di cura. Che dire, difficilmente vedremo mai sugli scaffali di una libreria un bestseller intitolato “Uomo delle pulizie”, oppure, se mai lo vedessimo, starebbe magari nel settore dei libri umoristici, accanto a “Le disavventure di un mammo”. Stando ai dati riportati da Criado Perez sul lavoro domestico, si stima che, se il suo valore fosse incluso nei bilanci nazionali – il famigerato calcolo del Pil – questi schizzerebbero alle stelle: “la mancata misurazione dei servizi domestici non retribuiti è forse la madre di tutti i gender data gap. Il lavoro di cura non pagato corrisponde al 50% del Pil dei Paesi ricchi; nei Paesi a basso reddito, la quota sale fino all’80%”. Dunque, come inquadrare in maniera onesta e realistica la condizione di povertà di una giovane donna casalinga, madre di una bambina piccola e, in ultimo, abusata dal proprio compagno?

Violenza domestica
Alex (Margaret Qualley), la protagonista di Maid, all’inizio della serie lavora in un pub, mentre dopo essersi fidanzata con Sean (Nick Robinson), è disoccupata. O meglio, si dedica alla cura della casa, del compagno e della figlia che hanno insieme. O, meglio ancora, è costretta ad occuparsi esclusivamente di queste tre cose. Infatti, ampio spazio è dedicato al doloroso racconto degli abusi che subisce da parte di Sean, attraverso una rappresentazione realistica e delicata, non stereotipata, che restituisce adeguatamente l’estrema difficoltà di convivere con chi agisce violenza, soprattutto psicologica ed economica. Minacce verbali e fisiche, insulti, svilimenti e umiliazioni, isolamento da amici e familiari, divieto di studiare e lavorare fuori casa, divieto di usare l’auto, il telefono e di fruire del proprio conto in banca. Un ammasso di violenze che la costringerà a fuggire di casa portando con sé la figlia, facendola ritrovare completamente sola, senza un reddito e, in definitiva, senzatetto. Nota di attenzione: prima di rimanere intrappolata in questa relazione abusante, Alex aveva vinto una borsa di studio presso un college, della quale le verrà impedito di usufruire. 

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Maid | Netflix, 2021

Eppure il verdetto meritocratico era stato emesso: sei brava e ti impegni, perciò ce la farai, avrai la tua possibilità. E invece no. A mettersi in mezzo tra una vita di stenti e la possibilità di costruirsi un futuro è la violenza di un uomo, di un compagno, di un padre. Perciò Alex non è povera solo perché abbandonata dallo Stato e dai suoi servizi in quanto disoccupata, o solo perché persa nell’infernale gorgo burocratico delle sovvenzioni governative, Alex è povera in primis perché donna. Questa connessione, che potrebbe apparire disparata, o quantomeno inedita, è ben trattata nel saggio Vive, libere e senza debiti! Una lettura femminista del debito (2020) di Veronica Gago e Luci Cavallero. Il libro, che prende le mosse dalle condizioni economiche della popolazione argentina, evidenzia lucidamente il coinvolgimento reciproco e strutturale di violenza sessista e violenza economica. Le donne (ancor più se omosessuali o trans, nonché se razzializzate) sono tra le categorie più indebitate della popolazione, non solo sul piano del debito pubblico ma anche a livello di sovvenzioni statali, prestiti studenteschi, mutui e finanziamenti abitativi di ogni tipo. Questo è in buona parte riconducibile alle mansioni convenzionalmente attribuite ad esse dalla società e al maggior carico di lavoro nell’ambito della riproduzione sociale.

Privato e pubblico
Alcune tipologie di lavoro, seppur esistenti e fondamentali, non vengono considerate tali e non procurano reddito. Succede allora che Alex riesce a farsi assumere da un’agenzia che fornisce personale per le pulizie presso case private, accettando condizioni contrattuali misere pur di racimolare qualche soldo. Da ex casalinga, mette in pratica le competenze acquisite, facendo risplendere vetri e pavimenti con il rinnovato entusiasmo di chi si sta guadagnando un minimo di indipendenza economica. A casa del suo aguzzino era gratis, nelle case di ricchi padroni, invece, è una busta paga, è l’accesso alla graduatoria per le case popolari. Quando il lavoro domestico delle donne sfonda la barriera dello spazio privato (dunque invisibile) ed invade lo spazio pubblico, allora acquisisce valore, e persino pulire un cesso diventa strumento di riscatto.

Maid | Netflix, 2019

La titolare di Alex è una donna e donne sono tutte le altre dipendenti dell’agenzia “Value Maids”, alcune delle quali appartenenti a categorie razzializzate (Alex ha quantomeno il privilegio di essere bianca). Insomma, pur essendosi guadagnati il riconoscimento pubblico, alcuni lavori di cura rimangono esclusivo appannaggio delle donne e, come nota Criado Perez in un passaggio del suo libro, se mai una di esse riuscisse ad abbandonare quel settore per dedicarsi, per esempio, alla carriera di giurista, ci sarà sempre un’altra donna subalterna e cottimista a prendersi cura della sua casa e dei suoi figli. 

Cerchi generazionali
Altra eccezionale personaggia della serie è Paula (Andie MacDowell), la madre di Alex. Paula non ha un reddito, soffre di disturbo bipolare della personalità non diagnosticato, necessiterebbe di una terapia farmacologica ma preferisce assumere cannabis mentre dipinge all’esterno del camper che condivide con l’amante del momento. Ha divorziato dal padre di Alex quando lei era piccola, per fuggire a sua volta da un marito alcolista e violento. Paula e Alex sono l’una lo specchio dell’altra. Si percepisce fortemente il senso di continuità del trauma intergenerazionale non curato, che trasforma gli abusi e le violenze in una malattia trasmissibile attraverso la filiazione. Alex non può in alcun modo contare sulla propria famiglia d’origine e una sequela parossistica di disastri la porterà a farsi carico della cura della madre povera e mentalmente malata, oltre che della piccola Maddy. Tra l’altro, anche la cura dei parenti più anziani è un onere che ricade perlopiù sulle spalle delle donne, soprattutto dove il sistema sanitario è privato, come negli USA.

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Maid | Netflix, 2019

Tutto lascerebbe intravedere un destino già segnato per la figlia di Alex, esposta alla violenza del padre sin dalla più tenera età e cresciuta in un rifugio per donne abusate. Come Alex e Paula, una volta adulta, potrebbe venir risucchiata dal vortice di relazioni tossiche che tanto le sono familiari e ritrovarsi intrappolata nelle spire della dipendenza affettiva, delle botte o addirittura della morte. Come spezzare questo circolo vizioso? La domanda, ad oggi, è una questione politica.

L’accesso delle donne al mondo del lavoro, alle posizioni di leadership, alle tutele, ai riconoscimenti, ai servizi, alla ricchezza non sono solo questioni di principio sulla tanto decantata parità dei sessi, sono questione di sopravvivenza. Tuttavia, Maid ci aiuta a comprendere la parzialità di queste possibili soluzioni al gender gap, giacché la ferita che esso provoca sulla superficie è quella economico-materiale, ma quella che genera a livello profondo è una pesantissima eredità emotiva di cui ogni madre e ogni figlia non può non farsi carico.

Ruolo importantissimo hanno dunque le reti di sostegno alle donne vittime di violenza, la solidarietà incondizionata tra donne in un contesto ostile, l’autocoscienza, la terapia e, ultima ma non per importanza, la scrittura. Alex desidera diventare scrittrice e la borsa di studio che aveva ottenuto le avrebbe permesso di frequentare un’accademia di scrittura creativa. Confessions of a Maid è il titolo di un journal che la donna scrive durante la sua esperienza come domestica e, nonostante la SSPT che l’ha portata persino a dimenticare il proprio colore preferito, l’atto di scrivere rappresenta una forte forma di riappropriazione del sé e una sfera di totale intimità e onestà con sé stessa, forse l’unica possibile.

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