The prestige. Il fascino delle menzogne

L’illusionismo è sicuramente una forma di spettacolo estremamente seducente. L’abilità dell’illusionista va di pari passo con la voglia della nostra mente di essere ingannata; nessuno infatti osserva uno spettacolo di magia per scoprirne il trucco, pur ritrovandosi spesso ad esclamare “ma come ha fatto?”. La stessa arte cinematografia si basa su questo artificio: la cinepresa mente e noi andiamo al cinema per sentire quelle menzogne, così facendo si crea in noi quel senso di stupore e meraviglia. The Prestige (Christopher Nolan, 2006) mescola questi due fattori, regalandoci uno dei thriller più emozionanti di questi ultimi anni.

Il trucco del trasporto umano: tra rivalità ed ossessione

La pellicola ruota di fatto attorno alle vicende di due illusionisti rivali: Alfred Borden (Christian Bale) e Robert Angier (Hugh Jackman). I due sono legati da una forte ostilità l’uno per l’altro ed i torti che si sono causati reciprocamente sono innumerevoli e di gravità crescente. La rivalità tra i due giungerà ad un punto di non ritorno quando Borden metterà in scena il cosiddetto trucco del “trasporto umano”: come suggerisce il nome, consiste nello sparire in un punto A e riapparire in un punto B del palcoscenico. Angier sarà talmente ossessionato da questo numero che farà di tutto pur di scoprirne il segreto per replicarlo.

Ora, quello che si vuole tentare per procedere nell’analisi del film, è qualcosa di estremamente scorretto sia per il mondo dell’illusionismo che per la settima arte, ovvero svelare il trucco per entrambi gli illusionisti.

Angier e Tesla: artificio e sacrificio

Questa è la soluzione più artificiosa delle due, in tutti i sensi. L’illusionista infatti commissionerà la costruzione di un macchinario per il teletrasporto da Nikola Tesla in persona (David Bowie), ma qualcosa nella progettazione andrà storto. Infatti questa, anziché trasportare un determinato oggetto o individuo, ne crea una copia in un altro luogo limitrofo. Quindi per Angier il tranello consisterà proprio nel creare una copia di sé, uccidendosi mentre essa appare al pubblico. Il nostro illusionista, per invidia e brama di successo, arriva persino ad uccidere, dando un suo doppio in pasto al pubblico, racchiudendo così nella sua persona sia Caino che Abele.

Alfred Boden: condividere il sacrificio

Alfred Boden, il primo ad avere ideato il numero, usa invece uno stratagemma molto meno elaborato: possiede un gemello. I due condividono ogni aspetto della vita, compresi dolori e delusioni, alternandosi anche nelle loro rispettive esistenze. Portare avanti questo inganno avrà però un caro prezzo nella loro vita privata. Uno dei due è infatti sposato e con una figlia da crescere, mentre l’altro ha una relazione con la sua assistente, ed ovviamente entrambe le donne finisco con l’essere esasperate dalle loro menzogne. Boden quindi paga costantemente lo scotto di vivere due vite parallele fingendo che sia un solo individuo a condurle.

Si cali il sipario: analisi tecnica e conclusione

Come abbiamo potuto notare, il leit motiv di The Prestige è l’inganno. Esso è costantemente celato all’occhio di chi osserva, anche se di volta in volta l’autore si diverte a mostrarlo, senza renderlo mai del tutto palese. Questo è in realtà ben presente di fronte agli occhi dello spettatore, ma dal momento che egli stesso desidera essere ingannato, volge il suo sguardo altrove, continuando a chiedersi dove sia il trucco. È un tema molto caro a Nolan, lo possiamo notare in film come Memento o Inception, a cui si somma anche il tema del tempo.

Sul fronte tecnico, vediamo semplicemente uno staff in gran forma: ottima regia che non sbaglia mai un punto macchina, muovendola sempre quando necessario, senza paura nell’eccedere in virtuosismi di montaggio. Il cast è semplicemente stellare, geniale la scelta del duca bianco nel vestire i panni di Nikola Tesla. Insomma, The Prestige ha tutte le carte in regola per essere un thriller magistrale, condividendone però il principale punto debole: una volta che si conosce il trucco, perde parte del suo fascino.


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