Street Art Dalla rete alla strada. L’universo visivo di “Anderground”

La Street Art di Anderground pres. Nella Vecchia Fattoria. Un reportage della redazione di Cicles Magazine, buona lettura!

Redazione Cicles

Alla fine ce l’ho fatta! Durante la mostra Street Art di Anderground ho trovato Edoardo Gamba e ho vinto un adesivo. E non solo, ho ricevuto un invito nel suo studio per fare due parole. L’ho raggiunto nella sua casetta fuori città vicino a Orbassano. E abbiamo parlato di arte, del mondo del lavoro e dello scarso interesse delle istituzioni per le piccole realtà in crescita.

Quel che mi ha colpito fin da subito delle illustrazioni di Edoardo è la sua capacità di tradurre in immagini innocenti e ‘cute’ tematiche forti, violente e inaccettabili. Il suo racconto è incentrato sulle persone. Persone che talvolta soffrono.

La violenza e il colore

“Tra tutti i corsi che sto seguendo in accademia, quello di illustrazione mi sta dando tanto e in particolare mi sto interessando di editoria per l’infanzia”. Effettivamente nei suoi disegni c’è qualcosa che rimanda a un’innocenza, talvolta perduta. Basti dare un’occhiata a No Justice, No peace, in cui una bambina dai tratti morbidi si contende lo spazio della rappresentazione con una grossa macchia nera e rossa. Sangue rappreso, quello sparso sulle strade, durante le proteste del movimento Black Lives Matter, nelle sommosse e gli scontri.

“Circolava un video girato a Genova in cui la polizia pesta a sangue un giornalista, e il buonsenso di uno degli agenti tentava di fermare i colleghi gridando, ho deciso di riprodurre un fotogramma con il mio stile”. Il risultato è Never too early to choose a side, uno tra i migliori pezzi della sua mostra, contraddistinto da un accentuato dinamismo e capace di suscitare un marcato senso del terrore. L’azzurro dei caschi si sparge come un’aura terrificante e occupa gli spazi, vince ancora una volta il potere.

Nuove prospettive

L’idea di Edoardo è netta. Il mondo dell’arte è ancora viziato da quella terribile interpretazione secondo la quale chi dipinge o scolpisce lo fa per il gusto di farlo, e non perché spera in un lavoro gratificante, che sia una ragione di vita. “È compito di chi insegna queste discipline educare i ragazzi ad aprirsi le porte nel mondo del lavoro, a coltivare sé stessi e una propria visione dell’imprenditoria”.

In quest’ottica gli ultimi suoi lavori, ispirati alle tavole del maestro Sergio Toppi, si muovono verso la creazione di un’identità artistica propria, come Studio sulla leggerezza. E perché no, nella creazione di un brand e lo sviluppo di un’idea, che possa diventare la base per un lavoro più ampio e pieno di frutti da raccogliere. Vedremo presto ulteriori sviluppi, e per il momento guardatevi bene attorno, potreste anche voi trovare @eddie_leg.

di Pauldavid Ligorio

L’ultimo artigiano in Valle

Andrea Tardivo è un artista a 360° e lo si intuisce immediatamente imbattendosi nel suo pannello espositivo alla mostra Street Art di Anderground, dove ritratti dipinti su tavole lignee dialogano con lavori di lettering pittati su tavole da skate artigianali. 

“La prendo molto sul serio perché qui ho concentrato tutta l’espressione di me stesso. Mi piace che la gente venga a farmi domande per scavare dentro i miei significati” mi dice. Una composizione che appare misteriosa, realizzata dall’artista canavesano che sembra incarnare alla perfezione lo spirito di un happening warholiano come era stato l'”Exploding Plastic Inevitable” del ’66. 

La creazione di artefatti

Il pop flirta con la street culture, i graffiti su skate che recitano “Unity is the answer” fanno da insolita didascalia ai ritratti di Rosa Parks e del Mahatma Gandhi (estratti da una serie esposta nel 2010 per “Exposing Kings Inevitable”), mentre dalle cornici straborda l’enorme varietà di artefatti di Andrea: giochi di società, stikers, font, carta per legatoria, tutto rigorosamente fatto a mano. 

Grafico di formazione, ma con una sensibilità verso la pittura, la calligrafia e la manipolazione dei materiali che va oltre la ricerca della perfetta resa estetica. Un’arte esistenziale e performativa, amante delle piccole imperfezioni, veicolo di messaggi di utilità sociale e profondamente personale.

Arte utile

Andrea è un creativo con un talento sfaccettato che gli offre mille canali espressivi, eppure non vive per esporsi: spesso la sua arte trova la sua ragion d’essere nel gesto grezzo. Un’attitudine lirica, maturata trascorrendo le giornate in falegnameria, o ad osservare i writer in giro per Torino per imparare l’arte della calligrafia, tra i piccoli laboratori di mastri rilegatori, o in ore di improvvisazione sul basso elettrico (perché, ca va sans dire, Andrea, oltre a fabbricare originalissimi sassofoni artigianali, è anche un eccezionale musicista).

Nella cornice dal sapore country dell’ultimo evento targato Anderground, Tardivo ha portato un assaggio del suo genio e di quella che a lui piace definire “arte utile”, un connubio tra la naturale utilità degli oggetti che produce, gli ideali di cui essi sono messaggeri e la paziente arte del lavoro manuale.

di Giulia Sopegno

Miniature e illustrazioni: un trittico

Giulia Laconi

Avvicinandomi alla mostra di Street Art di Anderground vengo immediatamente attratta dai vibranti colori degli acquerelli di Giulia Laconi (@giu.laconi). L’impressionante uso che fa della tecnica, con tinte decise e contorni definiti, mi incuriosisce molto. Le chiedo qualcosa del suo lavoro e con un sorriso tra l’imbarazzato e il modesto mi racconta che disegna da che ha memoria, ma non lo fa di mestiere. Dopo gli studi in antropologia, si è dedicata al lavoro di educatrice. Le tavole esposte sono frutto dell’ultimo anno di attività, tempo in cui ha sperimentato varie forme di pittura ad acquerello. Tra gli artisti e le artiste di riferimento di Giulia compaiono Nicola Magrin, Gemma Capdevila e Ilaria Urbinati. Nomi legati al mondo dell’illustrazione, di cui un giorno vorrebbe far parte. “L’ispirazione arriva da sè” prosegue, “da ciò che preme dall’interno e preme per uscire in qualche modo”.

Federica Dall’Omo

Mi dirigo verso lo spazio espositivo di Federica Dall’Omo, in arte @arielka_, che è nell’atto di vendere un suo dipinto. Aspetto il mio turno e nel mentre mi faccio trasportare nel suo fantastico mondo, tra donne dai capelli rossi, enigmatiche volpi, galassie e umanoidi. Rimango affascinata quando mi parla della sua varia e prolifica sperimentazione artistica. A cominciare dalla primissima passione per il disegno a matita e per lo stile manga, ha spaziato tra arte digitale e pittura tradizionale. Durante gli studi per diventare grafica ha svolto lavori di illustrazione, e ora si dedica come professionista alla pittura di miniature. “Gli acquerelli sono stati il mio mezzo di evasione durante la quarantena”, mi dice. In particolar modo le variazioni sul tema dello spazio: nebulose che paiono muoversi lentamente.

Valerio Morabito

Le creazioni di Valerio Morabito sono aria fresca. Pochi tratti di colore, figure semplici, giochi di parole e una sorprendente ricchezza espressiva, è ciò che caratterizza il suo progetto più recente: @camomillaelabestia. Come mai questo nome? “è l’accostamento degli opposti, la calma e l’alterazione, il continuo tentativo di trovare un equilibrio”. La conversazione si fa subito interessante quando gli chiedo il significato della sua arte. Nasce tutto dalla curiosità verso il mondo, quella dei primi anni di vita. Dove la parola non arriva, l’immaginazione crea. E così si vince l’ansia, la timidezza, la difficoltà di comunicare. Tutti temi molto esplorati nell’altro suo progetto: @ricci_e_pensieri. Valerio studia per diventare biologo marino, ma vorrebbe anche illustrare. Non necessariamente libri per bambini: “anche da adulto puoi continuare coltivare uno sguardo curioso e spontaneo sulla vita”.

di Crista Neculai

Urban digitale

Il “villaggio globale” degli ultimi decenni ha decretato uno spostamento topografico e semantico, degli spazi e della concettualizzazione, dell’arte.
La mostra Street Art di Anderground ha preso coscienza di questo fenomeno creando un’esposizione ad hoc, mostrando, nella loro fisicità, opere ed artisti rimasti nel silenzio della bolla del digitale.

Pitto: le sbarre della quarantena

Chi è uscito dal silenzio è senza dubbio Pitto, di lunga formazione artistica maturata tra liceo e Accademia, che porta il progetto di un’arte evasiva dalle costrizioni della prima fase del lockdown.

La sua riservatezza si apre nel mondo digitale, con un’attività triennale sui Social in cui pubblica giornalmente opere semi-satiriche su eventi di attualità.
Ogni giorno di quarantena, il giovane ha impresso su carta un sentimento, un’emozione, un evento, inserendo queste immagini nel tema costante della gabbia. Le sbarre, nella loro funzione ideale e di layout, interagiscono con i disegni. Dietro di esse vi sono desideri di libertà e paesaggi urbani e naturali solamente immaginati. Davanti, gli oggetti domestici di quotidiano consumo, che hanno però raggiunto la funzione evasiva che altrove, fuori casa, non possono rappresentare: Netflix, un rasoio da barba, dei fiori.

Il progetto finale prevede la creazione di una brossura con tante illustrazioni quanti sono stati i giorni di lockdown. Parlando di una facciata bianca sul retro di ogni illustrazione, potrebbe alludere ad un’interpretazione che vuole essere individuale, offendo a chiunque godrà della sua arte una libera lettura soggettiva.
Non esita un secondo quando accenna al suo futuro. L’arte sarà costante nella sua vita, pur in modo indefinito, manifestando una perenne sperimentazione e una continua ricerca del proprio stile.

Matteo Piroscia: un outsider veramente street

Calligrafo fuori contesto, presenta le sue opere col gruppo degli Atlas Circus, jugglers locali, pur rappresentando più strettamente l’appartenenza urbana dell’arte di strada. La sua formazione inizia infatti nel mondo del writing, evolvendo il proprio lettering nello studio accademico certificato e in continuo aggiornamento della calligrafia. Tra i suoi maestri vi sono Luca Barcellona, artista di prestigio internazionale, e il Dottor Novara, esponente della scrittura cognitiva.

Matteo porta lo stesso atteggiamento pedagogico nei suoi progetti futuri, proponendo lavori nelle scuole. Egli è infatti convinto che i gesti manuali della scrittura favoriscano i processi cognitivi e sviluppino le qualità più sottili del pensiero

di Marco Trimarchi

In copertina: un’illustrazione di Valerio Morabito

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